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Haiku box, le traiettorie invisibili

Le opere-sculture di Michela Buttignon esposte a Venezia «Uno sguardo trasparente su tutte le cose del mondo»

 BELLUNO. Dettagli strani, che attraverso forme e luci particolari assecondano la fantasia di chi guarda e si lasciano filtrare, anzi interpretare, evocando spazi e tempi lontani.  Sono le opere-sculture "Haiku Box" di Michela Buttignon, ovvero vetri dorati, carte sottili ed effimere, fili sospesi a disegnare labirinti, forme aleatorie e misteriose: il tutto racchiuso in piccoli scrigni, quasi a preservare al meglio quei ricordi e suggestioni che s'alzano e palpitano fragili alla vista e al cuore.  L'esposizione, intitolata "Traiettorie invisibili" è stata inaugurata domenica 29 maggio negli spazi del Françoise Calcagno Art Studio, in Campo del Ghetto Nuovo a Venezia, e costituisce l'ottava mostra del ciclo "Dialogo in corso".  «Gli Haiku Box non racchiudono, non separano - si dice nella presentazione - non definiscono un dentro e un fuori, ma sono aperti, tanto che lo sguardo li attraversa. Uno sguardo trasparente sulle cose del mondo, che si vorrebbero leggère: foglie pendule di argento e oro, garze bianchissime sospese nel vuoto, un po' di sabbia che si fissa sul vetro perché neanche la luce sia pesante. Pulviscolo in uno scorcio di sole nella stanza in penombra, smeriglio di vetro calpestato...».  Nella letteratura giapponese gli Haiku sono dei versi, concisi e pregnanti, che esprimono l'essenza più profonda della cultura nipponica. Sottesi dalla convinzione dell'inadeguatezza del linguaggio nei confronti della verità e della natura, essi tendono a riportarlo alla sua essenza pura, cercando di svelare alla mente, libera da pregiudizi, l'energia vitale che esiste in ogni cosa, anche la più umile.  Michela Buttignon è nata a Belluno e qui ha vissuto e lavorato fino al 2005, prima di trasferirsi a Brescia, dove ha uno studio di pittura e scultura. Per vent'anni si è occupata di restauro e di teatro, come attrice, scenografa, costumista e regista.  Nella mostra veneziana le sue composizioni dialogano con quelle di Françoise Calcagno,
rigorosamente bianche e piene di segni evocanti l'invisibile, i rapporti tra le cose, i legami e le distanze.  La mostra resterà aperta fino al 18 giugno, con orario da lunedì a venerdì dalle 14 alle 18, sabato e domenica su appuntamento. Per informazioni info@calcagnoartstudio.com. (w.m. - g.d.d.)

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