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Belluno: fucilata alla schiena, grave il cacciatore che uccise l'amico per errore

Fabio De Lorenzo Dandola, 44 anni, è stato raggiunto da una fucilata sparata per errore da un compagno di battuta. Un mese fa fu lui, nello stesso modo, a sparare un colpo mortale contro Renzo Alfarè Lovo

COMELICO SUPERIORE. Un colpo di fucile alla schiena sparato da un centinaio di metri: Fabio De Lorenzo Dandola, 44 anni, è rimasto gravemente ferito in un incidente di caccia nella zona di malga Silvella, in località Ombrio, nei boschi del Bellunese.

De Lorenzo è diventato bersaglio sbagliato a sua volta: un mese fa, il 20 ottobre, sempre in Comelico e sempre durante una battuta di caccia, era stato lui a sparare per errore una fucilata mortale all'amico Renzo Alfarè Lovo.

Davanti agli occhi del figlio Claudio. E l'amaro destino ha voluto che nella comitiva di cinque persone ci fosse lo stesso Claudio. L'incidente verso le 16.30: con De Lorenzo c'era anche un vecchio amico di Alfarè Lovo, che lo accompagnava perchè considerato l'esperto anziano. Poi un terzo cacciatore, Claudio e suo cugino, che non hanno però la licenza.

«Lo chiamano sempre, lui sta bene solo nei boschi», dicono le zie del giovane che vide morire suo padre. A caccia erano dunque in tre: almeno dalle prime ricostruzioni dei carabinieri di Padola e della compagnia di Cortina, pare che De Lorenzo stesse seguendo le orme di un animale per stanarlo e farlo scappare verso gli altri due amici cacciatori.

I tre avevano fucili a canne lunghe (quelli usati per la caccia a cervi o camosci), che possono colpire una preda anche a 100 metri di distanza.

Solo che la preda stavolta era un uomo: pare che il colpo sia partito dal fucile dell'anziano cacciatore che, vedendo muoversi il cespuglio a un centinaio di metri, pensava di sparare a un animale.

De Lorenzo è stato raggiunto da un colpo alla schiena che gli è uscito dall'addome: fortunatamente non ha leso organi vitali, ma i medici l'hanno dovuto sottoporre a un intervento chirurgico durato fino alla serata.

L'uomo, che non sarebbe in pericolo di vita, ed è sempre stato cosciente, è stato recuperato in elicottero del Suem (il Soccorso alpino era stato inviato verso la zona nel caso in cui il maltempo non avesse permesso il recupero con l'eliambulanza): diverse verricellate per tirarlo su, poi il trasferimento prima all'ospedale di Pieve, poi al San Martino di Belluno.

I carabinieri di Padola
indagano. Hanno portato tutti in caserma per l'interrogatorio: si accredita l'incidente di caccia (ipotesi di lesioni colpose aggravate, tra l'altro perseguibile con querela di parte), ma non si trascura nulla, neanche un sospetto regolamento di conti. Gli interrogatori sono stati molto lunghi.

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