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«Centrale sul Vajont: uccisi di nuovo»

Longarone: Vasco Guerra parente di 4 vittime ne ha parlato con il sindaco Padrin

LONGARONE. «Li hanno uccisi di nuovo». La decisione di realizzare un centralina per sfruttare le acque del Vajont riapre vecchie ed insanabili ferite. Dopo il via libera del consiglio comunale di Longarone, il dolore per alcuni si riacutizza, divenendo nuovamente insopportabile. Emergono altre storie di vite spezzate in quel tragico 9 ottobre del 1963, come se fossero loro a pretendere giustizia, dal silenzio eterno, attraverso il ricordo dei loro cari.
Come la storia della famiglia Guerra, originaria di Sant'Angelo in Vado, un piccolo paese dietro ad Urbino, che in terra veneta ha perso quattro giovanissimi parenti. Anna (19 anni), Clara (20 anni) e il marito con la loro piccola Dora che aveva solo venti mesi. E' il cugino di quest'ultima, Vasco, che abita a Rimini, a raccontare il dramma di famiglia: «I nostri parenti venivano in vacanza a trovarci. Clara ed il marito si erano conosciuti a Roma, dove lei lavorava, amati, sposati e dalla loro unione era nata Dora. Si erano trasferiti a Longarone e lì due settimane prima del disastro, mia zia Anna aveva raggiunto la sorella per aiutarla con la bambina. Poi il fango li ha inghiottiti tutti».
«Mio padre Piero - continua Vasco - partì il giorno dopo la tragedia, con la disperazione nel cuore a cercare le sorelle. In quei giorni vide centinaia e centinaia di morti. Quell'esperienza aprì una ferita che ha grondato sangue per tutti i giorni della sua vita. Solo Anna fu ritrovata».
Da lì inizia il rapporto della famiglia Guerra con Longarone: l'ultimo pellegrinaggio risale al 1997. Mentre Vasco, raccogliendo il testimone lasciatogli dal padre poco prima di morire, c'è tornato qualche giorno fa. Ha parlato con la gente e con il sindaco, appena saputo che la centralina si farà. «Ho chiesto spiegazioni in municipio, parlato con gli abitanti ed ancora non posso credere che abbiano accettato di violare in questo modo la memoria. Tanti purtroppo sono d'accordo nel realizzare l'impianto, come se quanto accaduto non fosse più affar loro». Il sindaco Roberto Padrin, di ritorno dal torneo tra la nazionale sindaci d'Italia contro la nazionale Amici, è andato a far visita ai Guerra. «Un dialogo informale, tranquillo ma carico di emozione», commenta il primo cittadino. «Ho invitato la famiglia a partecipare alle cerimonie per il 50esimo anniversario dalla tragedia».
«Il sindaco è rimasto 12 minuti in tutto, 3 a morto. Forse
poteva fare di meglio, ma abbiamo comunque apprezzato», dice Vasco, il cui sogno è coinvolgere l'opinione pubblica, in un dibattito nazionale. Anche se i morti sono morti: il loro posto è nel nostro cuore.

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