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Belluno, la sentenza: "Il suicidio un atto contro il marito"

Per il giudice il medico Vigilanti umiliava e tormentava la moglie Sandra Laino che alla fine si tolse la vita

BELLUNO. «Il gesto estremo compiuto da Sandra Laino è un atto d'accusa ma è soprattutto un atto contro il marito, un atto al quale lui non poteva più opporre nulla né violenza né insulti. Infatti, ha provocato la sua presenza chiamandolo al cellulare e davanti a lui s'è sparata il colpo mortale». Sono pesantissimi, come da previsioni, i contenuti delle motivazioni della sentenza di condanna del medico Antonio Vigilanti a 3 anni di reclusione per maltrattamenti alla moglie, morta suicida nel giardino di casa a Sedico, il 14 maggio 2008. In 21 pagine dattiloscritte in giudice del tribunale di Belluno, Antonella Coniglio, ripercorre i momenti salienti delle 7 udienze dibattimentali, citando le testimonianze più significative ed, infine, motivando la pesante condanna inflitta al medico. Un excursus processuale ma anche della vita tormentata della professoressa di matematica delle Scuole Medie di Sospirolo, che amava alla follia un marito che la "tradiva costantemente" e che la "umiliava con maltrattamenti più psicologici che fisici".
I messaggi d'addio. Le motivazioni partono proprio dalla trascrizione degli strazianti biglietti lasciati in casa dalla professoressa, prima di compiere l'estremo gesto. E su uno si sofferma in particolare l'attenzione del giudice e lo cita con frequenza nelle 21 pagine di motivazioni. È quello più sintetico: «Non sono una stronza come pensi tu. Ti amo, volevo una famiglia normale».
Quegli sms all'amante dopo il suicidio. Il giudice già in udienza aveva chiesto conto a Vigilanti di quegli sms scritti all'amante, una giovane infermiera del "San Martino", e ne pone l'accento nelle motivazioni: "nell'immediatezza" del suicidio, Vigilanti "scambiava sms con la sua amante a sfondo sentimentale con l'utilizzo di nomignoli affettuosi quali "cuoricino".
Il carattere forte del medico. Dal processo è subito emerso, secondo il giudice, che «il rapporto tra l'imputato e la moglie era tipizzato dal carattere forte e volitivo del marito del quale la donna era succube in quanto profondamente innamorata e desiderosa di compiacerlo anche al punto da annullare i suoi desideri e sentimenti e per tale motivo si era allontanata dai familiari più intimi come la madre e la sorella».
Il cambiamento. Nelle motivazioni si sottolinea il cambiamento del carattere e del comportamento della Laino «che fino agli ultimi anni prima di morire aveva sopportato i tradimenti del marito ma che da ultimo non riusciva più, forse perché era andata avanti con gli anni o forse perché la relazione con (l'infermiera) le era sembrata più importante delle altre ed aveva iniziato a temere davvero per il suo rapporto col marito». Ed ancora, quando Vigilanti «aveva una nuova amante cambiava atteggiamento diventando irascibile, nervoso e violento e ciò faceva capire alla moglie che c'era un'altra donna».
Il maestro di musica. Il medico ha sempre sostenuto di aver tradito la moglie perché lei stessa lo tradiva con l'insegnante di pianoforte, la sua grande passione. Ma a questo proposito il giudice afferma che "caratteristica di Vigilanti era quella di ritorcerle contro l'accusa di infedeltà come lei ha riferito alle amiche e come ha fatto anche in aula per giustificare i suoi tradimenti veri e provati con quello solo dedotto e provatamente inesistente della moglie. (...) Lei non aveva un amante ed il marito l'aveva costretta ad interrompere il rapporto col maestro di musica, perdendo contemporaneamente un amico e la passione per la musica». Ed ancora: «Si è addirittura sostenuto che la Laino si sarebbe suicidata per l'amore verso il maestro di musica e non per un gesto contro il marito. Invero questo è un ulteriore mezzo per umiliare questa donna...».
Una donna fragile. Il giudice ha definito "sottile" la condotta di Vigilanti «e per questo ancor più grave ed afflittiva perché ha colpito una donna fragile che aveva fatto del marito e della figlia tutto il suo mondo così come ha lasciato scritto "volevo solo una famiglia". La Laino s'era accorta che (l'infermiera) era stata in casa sua come ha confidato (al maestro di pianoforte) e questo che può sembrare un particolare insignificante ha invece un'enorme rilevanza per una fragile donna che "voleva solo una famiglia": la constatazione che l'amante del marito si insinuava in ciò che lei aveva di più intimo e quindi forse non era una cosa passeggera come le altre». Ed ancora: «Lo stesso comportamento del marito che coltivava la relazione da ultimo con (l'infermiera) e quindi le sue uscite da casa ingiustificate e, i prelievi bancari per pagare le cene, l'uso dello skypass della moglie per andare con l'amante, i capelli biondi in macchina, le tracce del suo passaggio nella casa coniugale sono tutti atti di umiliazione idonei a provocare forte sofferenza nella moglie».
Prova piena del reato. Il giudice Antonella Coniglio non esita a definire come nel dibattimento «si sia avuta piena prova di tutto quanto descritto
dall'imputazione e la prova piena deriva principalmente dalla stessa vittima che in quelle poche righe degli scritti lasciati alla sua morte ha mirabilmente sintetizzato anni di dolore e sopraffazione».

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