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Bottacin sfiduciato, la Provincia è caduta

Quattro consiglieri del Pdl votano insieme ai gruppi di opposizione. Le ultime parole del presidente: «Me ne vado da uomo libero»

di Irene Aliprandi

BELLUNO

Con 14 voti a favore la mozione di sfiducia contro il presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin è stata approvata. Ieri sera, alle 19.30, dopo 29 mesi e quattro ore di discussione in aula, l’amministrazione provinciale guidata dal leghista è finita. L’epilogo, più volte annunciato, in realtà è arrivato inatteso, perché solo la sera precedente quattro consiglieri del Pdl avevano dato la loro adesione ad un nuovo programma di rilancio insieme alla Lega Nord, annunciando di volersi dissociare dalla mozione sottoscritta il 30 settembre insieme a tutta l’opposizione. Poi è successo qualcosa che ha fatto cambiare idea a Emanuele Caruzzo e al presidente del consiglio Stefano Ghezze. Hanno votato la sfiducia anche Addamiano e Maria Cristina Targon. Pare che la goccia sia da cercare tra le parole di Bottacin sul giornale di ieri e riferite alle conseguenze di una maggioranza senza corpo.

Di fatto, attorno alle 14, la mozione di sfiducia aveva già ritrovato i numeri e, come sarebbe andata a finire, è stato chiaro fin dai primi minuti del consiglio provinciale, quando il capogruppo della Lega Nord Nunzio Gorza ha chiesto, senza ottenerlo, di annullare l’ordine del giorno, visto che Bottacin si era già dimesso.

Il dibattito si è aperto con il capogruppo del Pd, Renzo Crosato: «Le dimissioni non bastano. Il Pdl si è assunto insieme a noi una grande responsabilità. Ora ci avete pensato abbastanza ed è venuto il momento di agire con coerenza». Va detto che nessuno, tra i banchi dell’opposizione e solo tra quelli, ha infierito sul presidente, anzi. Tutti gli interventi hanno messo in evidenza la gravità del momento e il travaglio di una decisione deflagrante. Ma non è certo ai gruppi di minoranza che va addebitata la crisi di Palazzo Piloni.

Per il Carroccio tutto il lavoro, anche in aula, è rimasto sulle spalle del capogruppo Nunzio Gorza, che ha condotto la gestione della crisi con grande autorevolezza fino all’ultimo momento, toccando i nervi scoperti del Pdl: «Se sfiduciate Bottacin fate lo stesso con i vostri assessori, perché siete voi che avete imposto quei nomi, Bottacin non ha potuto scegliere nonostante fosse un suo diritto. Votate contro voi stessi, pensate bene a quello che state facendo. Non si mette la propria persona davanti all’interesse di oltre 50 mila elettori». Ma è proprio dalla Lega che è arrivato l’attacco più “sfruttato” dopo dagli anti Bottacin: Gino Mondin, più noto per essere l’albergatore di Calalzo preferito da Bossi, si è detto deluso e ancora non sapeva che Bottacin lo stava facendo fuori dal Consorzio Dolomiti.

Poveri di contenuti gli interventi dei consiglieri Pdl che hanno poi approvato la sfiducia, a partire dal capogruppo Raffaele Addamiano che non ha citato nessun caso concreto, a parte gli assessori che si sono succeduti anche per scelta personale: «La rissosità è l’unica eredità che ci lascia Bottacin, con la schiena dritta e ritrovata coerenza dico basta a questo modo di fare politica con la p minuscola. Il dado è tratto».

Lunghissimo l’intervento di Bottacin, che ha ricostruito tutta la vicenda, senza mai mollare la posizione. In serata le sue ultime dichiarazioni da presidente: «Vado via da uomo libero. E’ stata una bella esperienza vissuta tutta tra le gente. Ho incontrato 2.700 cittadini, ma pochissimo le categorie e le lobby. Mi sono sporcato le scarpe tra frane e alluvioni e ne sono contento. Ho cercato di sfruttare al meglio le scarse risorse a disposizione, come il raduno dei vigili del fuoco a Cortina a costo zero. La Corte dei Conti ci ha scritto che non ci sarà bisogno di verifiche e la Ragioneria di Stato ha concluso gli approfondimenti senza eccepire nulla per gli ultimi due anni. I problemi veri sono quelli citati

da Isotton e da Levis».

Ora tutti gli occhi sono puntati sull’alleanza Pdl-Lega e mentre Paniz assicura che non c’è nessun rischio slavina, Bottacin replica: «Non lo decide lui, per noi sarà Gobbo a dirlo e a me ha riferito una cosa diversa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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