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Sterilizzare e deportare i cervi del Cansiglio

I maschi troppo prolifici mettono a repentaglio la foresta. Gli esperti chiedono di procedere con gli abbattimenti ma ipotizzano anche soluzioni alternative

FARRA D’ALPAGO. Troppi cervi, più di 3 mila, a rischio la biodiversità dell’altopiano del Cansiglio. Mentre la politica ha sospeso la caccia, gli esperti consultati da Veneto Agricoltura la rilanciano, ma hanno allo studio anche altre misure, quali la contraccezione, o meglio la sterilizzazione dei maschi, attraverso la cattura e un’iniezione. La popolazione di ungulati è, infatti, troppo prolifica, tanto che a fine estate, ancora l’anno scorso, erano stati censiti 3 mila capi, ben oltre i 2500 presi in considerazione per il piano di abbattimento di metà circa della popolazione (400 l’anno per un triennio). Ieri, dunque, a Legnaro, il convegno sull’Impatto del cervo nell’ecosistema forestale.

«Troppi cervi – hanno spiegato gli esperti - equivale a meno caprioli, galli cedroni e francolini. Troppi cervi, meno latifoglie e abete bianco. La causa? Il brucamento eccessivo. Andando avanti così potrebbe essere messa a rischio la biodiversità vegetale ed animale nella Foresta per il sovra numero degli ungulati». In questo periodo i cervi sono in fuga (nei giorni scorsi la colonnina del mercurio è scesa anche a 10 gradi sotto zero, in Val Menera), ma in primavera giungono in massa - ne sono stati contati circa novecento una sera, quest’anno – e partoriscono 1 o 2 cerbiatti. L'impatto sulla vegetazione è pesante. Vaste aree di bosco stentano infatti a rinnovarsi a causa dei brucamenti eccessivi del sottobosco. E il danno è facilmente riconoscibile per la forma a "bonsai" che assumono le piante colpite, soprattutto abete rosso e faggio. Il bosco così non può crescere. Michele Bottazzo, faunista di Veneto Agricoltura, ha riferito ai convegnisti di Legnaro che le osservazioni di quest'anno registrano un piccolo calo della presenza (circa del 20%) dovuto probabilmente all'azione congiunta della messa a dimora delle recinzioni sui prati a pascolo e dall'attività di dissuasione mediante spari con dardi esplosivi per allontanare gli animali dalle aree più delicate. «Ciò non significa che il pericolo sia scampato e che ci sia un calo del trend di popolazione. Probabilmente il cervo ha ampliato l'areale e si nasconde di più e meglio». Il professor Maurizio Ramanzin dell’Università di Padova ha sollecitato gli amministratori ed i politici a rompere gli indugi, dando il via alla caccia; «bisogna intervenire con urgenza», ha affermato. Via, dunque, al Piano di controllo sottoscritto da Veneto, Friuli Venezia Giulia, Corpo forestale dello Stato e Province di Belluno e Treviso dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e da Veneto Agricoltura, che

prevede l’abbattimento nell’area demaniale del Cansiglio di 40 capi annui a cura del personale di polizia delle Amministrazioni provinciali e del Cfs e il prelievo di 360 capi (120 per provincia) in modalità caccia, e per questo inserito nei piani venatori, nelle riserve limitrofe alla Piana.

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