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Stagione flop: 14 milioni di euro in meno

Minella: «Gli incassi crollano rispetto al’anno scorso e salgono alle stelle le spese per l’innevamento artificiale delle piste»

BELLUNO. Uno tsunami sulla montagna bellunese. Sono le parole utilizzate da Renzo Minella, presidente regionale dell’Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari), per sintetizzare l’andamento della stagione invernale 2011-2012.

Un tempo infame. Una stagione che definire catastrofica dal punto di vista meteo è ancora poco. Due i fattori che hanno inciso negativamente sui bilanci della montagna bellunese: la neve, che non ne ha voluto sapere di cadere in maniera copiosa, e le temperature miti, che non hanno permesso di fare neve quando ce ne fopsse stato bisogno. «Ha fatto freddo solo a tratti», dice Minella. «A dicembre, per esempio, le temperature hanno permesso solo a poche località di essere pronte per il tradizionale ponte dell’Immacolata. Ma la cosa che ci ha messo maggiormente in difficoltà è stata la temperatura elevata dell’acqua prelevata dai bacini di alta montagna, un fattore che ci ha costretto a utilizzare le torri di raffreddamento prima di immetterla nei cannoni sparaneve. Chiaro che queste operazioni hanno portato a un innalzamento delle spese».

Un flop da 14 milioni di euro.Tra mancati incassi e spese maggiorate per la produzione di neve, gli impiantisti a fune bellunesi sono andati incontro a un flop che ha del catastrofico: «Negli ultimi anni», sottolinea Minella, «mai avevamo registrato una simile perdita».

E i numeri parlano chiaro: il comprensorio di Cortina (che comprende anche Auronzo e San Vito di Cadore) ha registrato un calo del 15% sugli incassi, che porta a un disavanzo di 2,5 milioni di euro rispetto allo scorso anno; ad Arabba-Marmolada il calo è dell’8%; nel comprensorio del Civetta si tocca il -21% con una perdita di 2,5 milioni rispetto al 2010-2011; a Sappada -15% e un disavanzo di 400mila euro; a Falcade gli incassi sono calati del 20% (1,4 milioni di euro); una caporetto per il Nevegal, che perde il 45% rispetto agli incassi della stagione antecedente (250mila euro); male, anzi malissimo, il monte Avena, che ha potuto tenere aperte le piste baby per poco più di un mese, viste le scarse nevicate e le temperature miti.

Neve artificiale, quanto mi costi. Le perdite già elevate «devono essere incrementate di un altro 20%, viste le spese che abbiamo dovuto sostenere per l’innevamento artificiale», sottolinea Minella.

La produzione di neve, che in condizioni normali porta a una spesa di 3 euro al metro cubo, quest’anno in determinati periodi ha toccato anche i 9 euro: «Facendo due rapidi calcoli, rispetto alla stagione precedente, abbiamo speso tra i 5 e i 6 milioni di euro in più per l’innevamento delle piste. Sommando i minori incassi per la vendita degli skipass ai costi maggiorati dell’innevamento, possiamo quantificare il flop tra i 13 e i 14 milioni di euro».

Servono aiuti. Per gli impiantisti a fune non sarà facile chiudere i bilanci: «Le varie società», spiega il presidente Anef, «stanno cercando aiuti a destra e a manca, in un momento dove è alquanto complicato ottenere contributi da istituti di credito. Per pensare a un futuro più sereno, abbiamo bisogno di un supporto concreto, un aiuto che possa permettere a chi lavora in questo settore di guardare al futuro con maggiore ottimismo».

«Ormai da qualche mese», prosegue Minella, «ci siamo attivati con la Regione, sostenuti dai consiglieri bellunesi e dall’assessore Finozzi. Attraverso “Veneto sviluppo” stiamo cercando di impostando gli strumenti-salvagente, che dovrebbero aiutare le società impiantistiche del Veneto a superare la fase molto difficile della chiusura dei bilanci. Confidiamo nei fondi di rotazione, pensati anche a sostegno del debito, e nei fondi di garanzia, con la Regione che si farà garante rispetto agli istituti di credito per quelle aziende che hanno bisogno di liquidità».

Preoccupano le revisioni. Tutto sommato gli impianti di risalita bellunesi sono in buoni condizioni: «Non abbiamo bisogno di chissà quali nuovi investimenti, ciò che preoccupa sono le revisioni. Nel giro di qualche anno una bella fetta dei nostri impianti dovrà essere sottoposto alla revisione ventennale. E il controllo di una seggiovia quadriposto automatica porta a una spesa attorno al milione di euro».

Incubo estate. Nubi anche sull’estate: «Siamo preoccupati. I numeri sul turismo in provincia fino al mese di gennaio parlano di un vistoso calo dei turisti italiani. E storicamente durante l’estate le Dolomiti guardano al mercato italiano.La crisi economica potrebbe giocarci l’ennesimo brutto scherzo».

Intanto

cresce l’attesa per giovedì prossimo, quando a Bolzano, durante la fiera “Pro Winter”, andrà in scena l’assemblea nazionale Anef: «In quella occasione», chiude Minella, «verranno affrontati i problemi del settore. E in questo momento sono davvero tanti».

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