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«Ceramica Dolomite la produzione deve continuare»

Il vescovo Pizziolo a Trichiana assieme ai lavoratori: «La chiusura sarebbe negativa per tutto il Bellunese»

TRICHIANA. «Una realtà di cui mi colpisce l’elevato valore simbolico e la cui chiusura avrebbe ripercussioni e sarebbe un messaggio negativo per tutto il territorio bellunese».

Ieri sera il vescovo della diocesi di Vittorio Veneto Corrado Pizziolo era presente, insieme al sociologo Diego Cason, all’incontro al centro parrocchiale di Trichiana “Crisi occupazionale in Valbelluna. Ricadute sociali e economiche. Il caso Ceramica Dolomite”, organizzato dal comitato “Lavoro in Dolomite”. Un’occasione per fare un po’ il punto sulla difficile situazione attuale, con uno sguardo particolare alla vicenda della Ceramica in cui, in base al nuovo accordo, gli operai hanno accettato riduzioni pesanti dell’orario di lavoro (fino al 60%), con una riduzione di circa 300 euro dello stipendio.

Il vescovo di Vittorio Veneto torna a Trichiana dopo l’incontro del marzo scorso in cui è stato ricevuto dalle Rsu e da una delegazione di operai della fabbrica. «Già in quell’occasione ho avuto modo di ascoltare le preoccupazioni dei lavoratori», precisa Pizziolo, «e mi sono reso conto che si tratta non di persone che avanzano solo pretese, ma che invece hanno un agire responsabile e la capacità di negoziare. Ciò è testimoniato dalla disponibilità espressa dalle maestranze a ridurre gli orari perché possa lavorare il maggior numero di addetti». «Voglio esprimere la mia vicinanza a lavoratori e famiglie che vivono nell’ansia. Non ho competenze per trovare soluzioni o muovere leve politiche, ma ritengo che la mia presenza sia doverosa non solo per mandare un messaggio di solidarietà alle famiglie, ma anche ai responsabili e ai dirigenti dell’impresa». E sono tre le condizioni da cui, a parere del vescovo, non si può prescindere: «Prima di tutto, si tratta di una realtà storica che da più di 50 anni riveste una funzione anche simbolica all’interno del contesto produttivo bellunese», dice Pizziolo. «In secondo luogo, ribadisco che è da ammirare e dimostra grande senso di responsabilità la disponibilità dei lavoratori a fare ore in meno pur di assicurare il posto a tutti. Ma soprattutto, da come ho avuto modo di capire e verificare, Ceramica Dolomite non è una fabbrica “marcia”, che quindi deve essere tenuta in piedi in modo assistenzialistico. Anzi, ha la possibilità di funzionare ancora e di “tenere su”utili, anche non basandosi esclusivamente sul ricavo economico, ma pure su ciò che rappresenta per l’intero territorio. Questa è una leva fondamentale che spinge a sostenere l’impegno perché Ceramica continua a vivere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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