Quotidiani locali

L’addio di Antonio Prade: «Non andrò in consiglio»

Il sindaco uscente non va al ballottaggio: «Il vento tira a sinistra, era impossibile. Abbiamo fatto qualche errore anche se non grave e paghiamo il tracollo del Pdl»

BELLUNO. «C’è un momento per entrare e uno per uscire. Per me è venuto il momento di andarmene». Dopo una giornata passata in studio a lavorare, Antonio Prade si presenta a Palazzo Rosso intorno alle 21 quando lo spoglio dei voti non è ancora concluso, ma l’esito finale è ormai noto. Il sindaco uscente non andrà al ballottaggio, fermato dalla sfida interna al centrosinistra, da un Pdl debolissimo, ma anche da cinque anni di amministrazione che non ha convinto i bellunesi a continuare.

Prade, cosa è andato storto?
«C’è un trend, un vento che guarda a sinistra e Belluno è sempre stata di centrosinistra. Quando ho vinto le elezioni cinque anni fa ho cavalcato un vento contrario, ma sono capitato in un periodo di crisi, era molto difficile mantenere la posizione. Nella vita non avrei mai immaginato o sperato di fare il sindaco. È successo e ne sono molto orgoglioso».

Cosa pensa di aver sbagliato?
«Quando si lavora tanto qualche errore si commette, ma non vedo errori mortali. Qualcosa sì, ma poi si è anche rimarginato con il tempo. Se guardiamo ai dati di oggi, però, è chiaro che non ce l’avrei fatta nemmeno con tutta la coalizione di centrodestra compatta con me. E non avrei vinto nemmeno se avessi realizzato il doppio delle opere, che sono la cosa che per me conta di più».

A questo punto qual è il suo maggiore rimpianto?
«La scuola svizzera dell’accoglienza sul Colle e il progetto Abitare il Nevegal. Purtroppo so che non andrà avanti perché chi arriva non ha gli strumenti culturali per portarlo avanti ed è un vero peccato per la città e per tutta la provincia di Belluno».

Non ha intenzione di fare apparentamenti o dare appoggio a qualcuno in via informale, vero?
«No! Ci mancherebbe, e a chi? Non entrerò nemmeno in consiglio comunale».

Perché?
«Perché c’è un momento per entrare e uno per uscire. È venuto il momento che io esca. È venuto il momento che io mi riposi. Il dato politico dice che i bellunesi vogliono che governi il centrosinistra e io non sarei capace di fare il consigliere di opposizione, perché se ci fosse un buon progetto io lo approverei. Non sarei mai capace di fare come loro, opposizione su tutto».

Cosa le mancherà di più di Palazzo Rosso?
«Le relazioni che ho tessuto in questi anni, le persone che ho conosciuto, che mi hanno sostenuto e aiutato a realizzare le tante opere che lascio a questa città. Su questo c’è la mia più grande amarezza».

Il Pdl in caduta libera non l’ha aiutata. Il suo partito ha commesso qualche peccato, di recente, tipo la spaccatura al congresso.
«Il Pdl va male dappertutto, Belluno non è l’unica città a pagare le perdite del partito. Ma è vero, il congresso poteva essere fatto meglio. Larghe fette dei nostri hanno votato per Massaro».

E adesso chi vince?
«Vincerà il migliore. O la migliore».

Cosa pensa del risultato del Movimento 5 Stelle?
«Non è un dato positivo, non rappresenta chi può fare le grandi riforme che servono a questo Paese. Ma il popolo lo ha premiato

perché ha percepito che i grandi partiti non riescono più a dare le risposte che servono alla gente».

Cosa augura a Belluno?
«Di progredire ancora, di crescere in opere e di mantenere l’ottima qualità della vita che si gode qui».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Belluno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista