Quotidiani locali

Grandi derivazioni, incasserà lo Stato

Il decreto sviluppo toglie alle comunità locali le compensazioni economiche per la presenza di impianti di sfruttamento

BELLUNO. Cancellate le compensazioni alle comunità locali per lo sfruttamento idroelettrico delle grandi derivazioni. È un colpo che vale almeno 20 milioni di euro a danno del bellunese, quello inferto dal governo Monti con il decreto sviluppo del 22 giugno. L’art. 37 modifica la disciplina delle gare nel settore idroelettrico, quelle che riguardano le grandi concessioni attualmente tutte in mano all’Enel (almeno nel bellunese). Canoni demaniali e sovracanoni, che finora sono stati introitati dalle realtà locali (Provincia, Comuni e Consorzio Bim) diventeranno appannaggio dello Stato in seguito all’introduzione dell’offerta economica a favore dello Stato stesso quale criterio prioritario per l’assegnazione delle concessioni. Il decreto declassa a criterio subordinato le misure di compensazione territoriale, così come sparisce il ruolo delle Regioni.

I primi ad accorgersene sono stati i presidenti di Veneto, Lombardia e Piemonte, che sabato hanno presentato un emendamento a modifica dell'art. 37: «La produzione di energia idroelettrica - affermano in una nota i presidenti delle tre Regioni - che, prudenzialmente, vale 4 miliardi di euro all'anno di ricavi avviene principalmente nelle regioni alpine e non possiamo accettare che lo Stato faccia cassa a danno delle nostre comunità che, ancora una volta, si vedranno costrette ad accettare la presenza di impianti invasivi e a subire lo sfruttamento della risorsa idrica senza vedersi riconoscere adeguate misure di compensazione». L’emendamento invoca equa soddisfazione alle Regioni e ai territori «che altro non chiedono se non le giuste compensazioni economiche ed energetiche correlate alla massiccia produzione idroelettrica che di fatto hanno sempre garantito».

Immediata la reazione dei parlamentari leghisti, tra i quali i bellunesi Franco Gidoni e Gianvittore Vaccari. «Le popolazione alpine hanno già pagato a caro prezzo il disastro del Vajont ed e' giusto che le gestione e la produzione di energia idroelettrica resti al Nord», dichiara il deputato Gidoni, «l'esecutivo non può ignorare una richiesta più che legittima proseguendo sulla strada di provvedimenti iniqui che continuano a danneggiare il Nord». E il senatore Vaccari aggiunge: «Troppo comodo far cassa su chi paga da sempre. La produzione di energia idroelettrica delle regioni alpine vale 4 miliardi di euro all'anno e le compensazioni devono essere lasciate al territorio. Il vecchio e sempre attuale adagio “paga e taci somaro” con il governo dei professori, è purtroppo tornato in auge. La Lega Nord in Parlamento farà di tutto affinché siano rispettati i principi di quel federalismo demaniale per il quale abbiamo combattuto».

La vicenda, tuttavia, resta fumosa come ogni provvedimento italiano che si rispetti e sono in pochi ad aver capito esattamente cosa succederà. Come detto si parla di grandi derivazioni, ovvero delle concessioni attualmente in mano all’Enel e che, per il bellunese, scadono quasi tutte nel 2029, ma si potrebbero anticipare. Il decreto sviluppo dice che il regime autorizzatorio verrà modificato, rimandando a un successivo decreto attuativo (che non passa in Parlamento) che seguirà gli indirizzi del decreto, attribuendo allo Stato (e non più alle Regioni) il potere di rilasciare le concessioni e quindi di incassare l’offerta economica dei concessionari.

L’emendamento di Veneto, Lombardia e Piemonte chiede tre cose, come spiega l’ex presidente della Provincia Gianpaolo Bottacin che si è confrontato con il collega Sertori di Sondrio: che il ritorno economico dello sfruttamento idroelettrico resti a beneficio di Province e Regioni, che sia previsto il ristoro ambientale per le comunità locali e che l’impatto ambientale sia limitato.

Nel frattempo anche il Consorzio Bim è al lavoro per capire cosa succederà: «Questa legge è micidiale e sbagliatissima», dice il presidente Giovanni Piccoli, che si concentra sui soggetti titolati a partecipare alle gare. «Prima anche gli enti locali, in cordate, potevano ambire ad essere della partita. Adesso non più. È vero che noi non siamo pronti, ma togliere i benefici alle comunità locali è impensabile. Io credo che i sovracanoni (del Bim) siano intoccabili, ma è tutto da capire. L’importante è non perdersi d’animo, seguire la questione e correggere il tiro. La montagna deve fare la voce grossa in un gioco di squadra delle Alpi da portare, se occorre, fino a Bruxelles. Credo che i Comuni debbano continuare a perseguire un approccio di tipo industriale. Nel giro di due mesi il Bim, in controtendenza, presenterà una proposta per fruire di più e meglio della presenza degli impianti idroelettrici sul territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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