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Pra Mio, dopo 28 anni ha il posto fisso

Ieri il prof di ginnastica zoldano ha messo la firma sul contratto a tempo indeterminato. Poi lo show in piazza

BELLUNO. L’esecuzione del precario è avvenuta ieri mattina in piazza Duomo alle 10. A cadere sotto le frecce di legno tirate da un plotone d’eccezione, formato da una ventina di bambini dai 4 ai 10 anni, il professore di educazione fisica zoldano Fabrizio Pra Mio e i suoi 28 anni da precario. Pra Mio, dopo, ha potuto così risorgere a nuova vita, quella del docente di ruolo. Un nuovo corso che comincerà il primo settembre a Cortina e San Vito, dove andrà ad insegnare alle medie.

Ore 8.30: l’immissione in ruolo. Ancora una volta, forse l’ultima, il professore si è presentato ieri mattina alle 8.30 davanti all’Ufficio scolastico territoriale di via Mezzaterra con parte degli abiti indossati in tutti questi anni, per protesta, alla firma dei contratti a termine: in testa il cappello di mago Merlino utilizzato per i 21 anni di precariato con sotto l’emiciclo di un pallone da calcio «perché ha 20 esagoni e 12 pentagoni che insieme formano l’anno 2012», ha sottolineato Pra Mio. Poi il corpetto da sposa che aveva messo per i 25 anni di precariato, poi il fiocco del grembiule da scuola in occasione dei 24, seguito dai barattoli per i 22 anni di carriera e un caschetto da rocciatore, indice dei 19 anni senza contratto fisso. «È stata un’idea di mia moglie mettere insieme tutti questi vestiti», dice Pra Mio.

Così si è presentato davanti al personale dell’ufficio scolastico accolto con entusiasmo. Erano in molti ad aspettarlo. «Sono emozionato», ha esordito il professore, «per quanti anni ci siamo visti qui», ha detto alle impiegate che hanno sottolineato la gioia della giornata, per passare ad elencare tutti gli adempimenti burocratici che lo attendevano. «È un casino passare di ruolo», ha notato Pra Mio che accingendosi a firmare il suo tanto sospirato contratto a tempo indeterminato ha aggiunto: «Il precario muore due volte come il calciatore: la prima, simbolica quando prende il ruolo». Applausi, neanche a dirlo, sono scrosciati quando finalmente ha apposto la sua firma sul contratto.

Dopo l’emozione ha lasciato spazio alle confidenze. «Ero al torrente insieme ai bambini della Cridola, il centro estivo che conduco ogni anno, quando ho avuto la certezza che era arrivata la mia ora. La tensione di tutti questi anni è crollata e ho visto finalmente una luce farsi vicina», ha detto palesando quella vena poetica che c’è in lui.

Il caffè con gli amici. Dopo, amici e colleghi di sempre e nuovi, sono andati a festeggiare al bar di via Mezzaterra. E giù a raccontare alcuni aneddoti di una carriera lunga e ricca di umanità. «Ricordo quando ho fatto finta di svenire al Provveditorato e un’impiegata è corsa lì e mi ha aperto la camicia e io sospiravo: “La nomina, la nomina”», racconta con quel suo fare ironico ma sentito che obbligatoriamente strappa un sorriso.

L’esecuzione in piazza. Da qui poi il corteo si è diretto verso il Duomo passando per piazza dei Martiri, tra gli sguardi increduli, attoniti e divertiti dei passanti invitati ad assistere alla sua esecuzione. Protagonisti loro malgrado anche due giapponesi in gita a Belluno, coinvolti dall’estro coinvolgente di Pra Mio che è riuscito a strappare anche a loro una risata.

In piazza ad attenderlo c’erano altri bambini muniti di caschetto e archi, oltre alla moglie Morena, ai figli, alla suocera. Dopo

aver declamato in versi la storia della sua vita spogliandosi degli strati di costumi, il plotone ha preso la mira e ha lanciato le frecce. Il precario Pra Mio è caduto a terra, per poi rialzarsi pronto per il brindisi, sotto gli applausi dei presenti.

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