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Referendum per l’indipendenza del Veneto, Zaia chiede un parere

Lettera del governatore al presidente del Consiglio regionale Ruffato: «Possibile un referendum? Temo di no, la Costituzione lo impedisce». Ma poi il governatore leghista ribadisce: «Tutti vorremmo un Veneto sovrano»

VENEZIA. Non si farà mai un referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto dalla Repubblica. E il presidente della giunta regionale Luca Zaia lo sa benissimo perché ha letto la Costituzione italiana (articolo 5: l’Italia è una ed indivisibile). Adesso ha deciso di tagliare la testa al toro e togliere l’arma spuntata della consultazione popolare alle decine di movimenti indipendentisti che tornano a chiedere che il «popolo veneto» si pronunci sull’ipotesi di indipendenza di questa regione. Pochi mesi fa, l’ultima richiesta – corredata da ventimila firme autenticate – presentata da Veneto Stato e dal docente veneziano Lodovico Pizzati, convinto che ci si possa staccare da Roma in forza di un voto popolare.

Il nervo è scoperto, se è vero che la richiesta di indipendenza appare in forte crescita negli ultimi mesi e che, complice la crisi della Lega Nord, i movimenti venetisti stanno agitandosi come non mai in questa direzione, alimentando anche qualche speranza destinata ad andare delusa. Insomma, Zaia vuol togliere il terreno sotto i piedi all’arcipelago dei venetisti e spazzare definitivamente l’ipotesi di un referendum sul tema dell’indipendenza del Veneto.

Per questo ha scritto una lettera al presidente del consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, per chiedere che il consiglio veneto si pronunci in via definitiva sul tema. «Caro Presidente Ruffato – scrive il presidente Zaia lo scorso 24 luglio (la lettera è riprodotta accanto) – nel corso delle numerose occasioni d’incontro con cittadini, privati e associati, formazioni sociali e vari organismi pubblici di rappresentanza, mi viene spesso chiesto se risulti giuridicamente percorribile l’ipotesi che, a livello regionale, possa essere promosso un referendum, di carattere consultivo, avente ad oggetto l’indipendenza del popolo veneto dal resto della Repubblica, con conseguente affermazione, in caso di esito positivo, del Veneto quale stato sovrano indipendente».

Zaia ammette che queste istanze «hanno avuto un notevole incremento dopo l’approvazione del nuovo Statuto regionale» che è stato fatto passare – anche dallo stesso governatore – quale strumento di maggiore autonomia del Veneto. Ora Luca Zaia chiede al presidente del consiglio regionale «opportune risposte univoche ed inequivocabili da parte della Regione». Insomma, la stagione dei proclami sembra finita ed ora anche Zaia sembra più propenso a percorrere la strada delle cose praticabili e non dei sogni impossibili.

«Chi tra di noi non vorrebbe un Veneto indipendente e sovrano?» commenta Luca Zaia. «Credo che la maggioranza dei veneti vorrebbe l’indipendenza, che forse servirebbe ad uscire dall’impasse nella quale l’Italia si è cacciata. Ma io faccio l’amministratore e non mi va di prendere in giro i cittadini: ho chiesto questa verifica al presidente del consiglio regionale perché è questo l’organo che, eventualmente, dovrebbe convocare un referendum. Io non posso inventarmi le procedure. Non discuto la bontà delle ragioni:se fosse davvero possibile, sarei il primo ad andare a votare. Ma non voglio nemmeno fare le cose fuori dalle procedure corrette: se facessimo una forzatura, qualcuno poi sarebbe chiamato davanti alla Corte dei conti a pagare le spese del referendum. Per questo ho chiesto al presidente Ruffato di avviare tutte gli accertamenti giuridici per chiarire, una volta per tutte, la situazione».

Ruffato, che ammette che la «serietà della questione» ha investito immediatamente l’ufficio legislativo del consiglio regionale, che sta elaborando un dettagliato parere legale che, praticamente, stronca ogni possibilità. Il referendum sull’indipendenza del Veneto, insomma, non si può fare. Con buona pace di tanti proclami che – Lega compresa – alimentati in questi anni. Lo stesso Zaia, dieci anni fa, fece raccogliere più di cinquantamila firme per chiedere alla Regione e al governo l’autonomia per la Provincia di Treviso (impossibile senza una modifica costituzionale).

«Il tema va chiarito giuridicamente – insiste il governatore –. Personalmente non sono contrario, ma ho il dovere di fare le cose secondo la legge. Se la cosa sta in piedi, andrò a votare. Ma se non si può fare, concentriamoci su un percorso diverso per ottenere i risultati che il Veneto merita». Insomma, i cinque milioni di veneti devono scordarsi l’indipendenza dall’Italia, la sovranità regionale, Venezia capitale. Adesso la Lega 2.0, versione Roberto Maroni, ha un altro progetto:quello della macro regione tra Piemonte, Lombardia e Veneto. Ma solo per battere cassa meglio a Roma, con la forza del Settentrione. Dopo i sogni di secessione, la devolution, le ampolle padane e i soli celtici, una nuova svolta. Sarà l’ultima?

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