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Rischia l’amputazione del piede, salvato

La storia di Pietro, diabetico e dializzato, che recupera l’uso dell’arto grazie a un centro romagnolo

BELLUNO. Ha rischiato di perdere il piede sinistro, ma soltanto l'intervento del professor Luca Dalla Paola ha potuto salvarlo. Pietro (nome di fantasia per tutelare la privacy), diabetico e anche dializzato, si sente quasi un miracolato e vorrebbe che questa sua storia finita bene servisse da lezione anche per altri diabetici come lui.

La storia ha inizio nel giugno 2011, quando Pietro nota un’escoriazione sul piede sinistro. «Viste le mie patologie, mi sono subito rivolto al reparto di chirurgia del San Martino, dove hanno iniziato le medicazioni. Ma la ferita invece di regredire, si ingrandiva». A questo punto a Pietro viene eseguita una arteriografia: «Dopo quattro giorni, i medici mi hanno consigliato di sottopormi ad alcune sedute di camera iperbarica a Mestre».

E così Pietro, per 50 giorni, dal lunedì al venerdì, va in camera iperbarica e tre volte alla settimana, di ritorno da Mestre, si sottopone alla dialisi. «Sono stati giorni molto duri», ricorda Pietro. «Intanto la ferita si era estesa. Sotto Natale mi è comparsa una febbre molto alta e sono stato ricoverato. Sottoposto a una cura con antibiotici, non ho avuto i miglioramenti sperati. E così i medici della chirurgia mi hanno prospettato l'amputazione del piede».

Ma Pietro non si arrende e cerca una soluzione diversa. «Sono andato ad Abano Terme, in un centro specializzato. Ma anche lì mi è stata fatta la stessa diagnosi: il piede va amputato».

Pietro non vuol sentirne parlare e così scopre che il professor Luca Dalla Paola, all'ospedale Maria Cecilia di Cotignola (Ravenna), coordina un Centro per il trattamento del piede diabetico. «A marzo vengo visitato e a maggio mi ricoverano a Cotignola. Mi viene eseguita un'angioplastica al polpaccio, dove viene riscontrata un’occlusione dell’arteria femorale e il piede da viola torna di colore normale».

Ma il calvario di Pietro non è concluso. «Dopo 10 giorni di medicazioni, mi viene applicato ai lati del piede un fissatore esterno circolare. Solo allora vengo dimesso. Per quattro mesi sono rimasto fermo a casa. Ogni settimana dovevo andare alla visita a Vicenza, dove Dalla Paola mi attende. A settembre, dopo avermi tolto il fissatore, il medico ha dato il suo responso: il piede è guarito».

Oggi Pietro indossa un tutore che gli permette di camminare senza forzare troppo il piede. «Sono stato fortunato e devo ringraziare il professor Dalla Paola».

Il primario della chirurgia di Belluno, Fabio Ricagna, dove Pietro è stato curato, commenta: «Siamo contenti per il paziente, che in ogni momento, per definizione, è libero

di andare a curarsi dove ritiene più opportuno. Il problema delle complicanze da diabete sono molto conosciute e di centri vicini a noi non ce ne sono. Per questo stiamo lavorando per istituire un'équipe specializzata in questo campo: vogliamo dare un servizio in più ai nostri pazienti».

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