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Gli ambientalisti: basta croci e altri simboli sulle vette

La crociata lanciata da Mountain Wilderness e sottoscritta da altre associazioni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è un dinosauro di 3x6 metri sulla cima del Pelmo

BELLUNO. Basta croci, simboli religiosi ma anche sculture e monumenti di vario tipo in cima alle montagne: è l’appello lanciato da Mountain Wilderness e sottoscritto da una serie di associazioni ambientaliste, WWF Italia, Pro Natura, Amici della Terra, Comitato per la Bellezza, Italia Nostra, Altura, Comitato Nazionale per il Paesaggio. “Non si possono trasformare le nostre cime in mercatini del fai-da-te, anche religioso”, tuona Luigi Casanova, portavoce di Mountain Wilderness. “Da alcuni decenni - continua -, ed in questi ultimi anni con sempre maggiore frequenza, il tradizionale uso di segnalare con una modesta croce il culmine delle montagne ha assunto un carattere sempre più vistoso e autoreferenziale, allontanandosi dal significato originario al punto da destare ragionevoli perplessità. Su creste, pendici e vette sorgono ovunque ingombranti strutture di diverso tipo, da quelle tecnologiche a quelle più dichiaratamente simboliche, portatrici di messaggi storici, religiosi, artistici o fantastici. La montagna viene usata come palcoscenico di ambizioni personali o di gruppo, per imporre aggressivamente convinzioni religiose, marcare il territorio con un proprio segno inconfondibile, o per costruire business”.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato la statua di un dinosauro di tre metri

per sei eretta sulla cima del monte Pelmo dallo scultore Mauro Olivotto, in arte “Lampo”.

Ma la crociata lanciata da Mountain Winderness contro la moda dilagante delle croci e affini non è piaciuta a tutti: si sono dissociati non solo la Chiesa ma anche il Cai e il Soccorso alpino.

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