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«Il Cai non può permettere che la montagna si spopoli»

Il presidente nazionale Martini è stato ospite a Pieve di Cadore di una iniziativa che ha avuto lo scopo di stabilire un migliore collegamento con la pianura

PIEVE DI CADORE. Umberto Martini, presidente generale del Club Alpino Italiano dal 2010, è stato ospite di Pieve di Cadore, dove ha partecipato a un’iniziativa tesa a stabilire un collegamento concreto tra montagna e pianura.

Presidente, come sarà il Club Alpino Italiano in futuro?

«Spero di contribuire con la mia visione a proseguire la missione del Sodalizio e alla promozione dei valori che lo sottendono nella sua opere di sentinella della montagna. Basandoci sulle esperienze degli anni passati, sarà necessario contestualizzare la situazione attuale, spostando in montagna alcuni servizi. Che ciò sia indispensabile non si può mettere in dubbio. Come non si può dubitare che non è possibile trasformare la montagna solo in un parco giochi, dove gli alpinisti di pianura arrivano durante i finesettimana. Chi abita la montagna ha il diritto di avere i sevizi come chi abita in pianura e di avere un uguale livello di vita. Certo non sarà facile, perché in questi ultimi anni tutto si è complicato, come si è complicata la vita di tutti i giorni».

Perché oggi non c’è un corretto rapporto tra gli alpinisti di pianura e la montagna? «Manca la "comunicazione". Non intendo quella legata alle nuove tecnologie, ma quella umana: una volta, nemmeno tanti anni fa - frequento il Cai dagli anni ’60 -, c’era uno scambio d’informazioni tra il montanaro e l’alpinista che arrivava in montagna per un fine settimana o per una vacanza. Oggi non più: spesso le sezioni organizzano dei pullman che gestiscono separatamente dal contesto montano, creando un distacco che diventa sempre più grande. È una forma di egoismo da parte di chi vive in pianura, che torna tutto a loro danno».

Cosa fare per consentire a chi vive e lavora in montagna di sopravvivere?

«È evidente che la pianura ha bisogno della montagna e di chi vi lavora. Il Cai non può permettere che la montagna muoia e si spopoli. L’interesse di far lavorare anche le guide alpine e quelle di mezza montagna che stanno nascendo, è fondamentale per far vivere la gente nei paesi in quota».

Come fare, allora?

«Il Cai, pur essendo molto forte, non ha però nessun mezzo di coercizione per salvare i montanari. L’unico modo è di stabilire con la pianura e con le città legami stabili sotto forma di gemellaggi che porti all’organizzazione di escursioni fatte in collaborazione con chi in montagna ci vive: aumentando il lavoro anche degli operatori per far sì che possano vivere dignitosamente, con un reddito decente, e non solo sopravvivere». Umberto Martini è nato a Bassano del Grappa nel

1946. Ha ricoperto all’interno del Sodalizio tutte le più importanti cariche associative, già Consigliere Centrale dal 1994 al 2000 e Vice Presidente Generale dal 2003 al 2009. Ex dirigente aziendale è stato presidente della Banca di credito cooperativo “Romano Santa Caterina”. (v.d.)

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