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I verbali delle testimonianze del notaio Chiarelli

Nel fondo Vajont all’Archivio di Stato di Belluno sono conservati i verbali di interrogatorio provenienti dagli atti processuali del Tribunale dell’Aquila

Ecco i verbali, provenienti dagli atti processuali dell'Aquila, delle testimonianze del notaio Chiarelli e del dirigente dell'Enel e del geometra che secondo il notaio avevano discusso della frana in occasione di un rogito

Vajont, busta 10, volume 5. Esame testi Chiarelli, Cavinato, Zambon.

Il giorno 5 luglio 1967 alle ore 17 in Belluno, avanti di noi Dr. Mario Fabbri giudice istruttore, presenti il Pubblico ministero Dr. Mandarino, assistiti dal sottoscritto cancelliere, è comparso il testimonio seguente:

Dott. Isidoro Chiarelli, nato a Mel il 16.3.1916, residente a Belluno, notaio

IR - Compaio spontaneamente dinanzi alla SV perché, avendo appreso dalla voce pubblica che la SV procede penalmente per il disastro del Vajont, ritengo mio dovere informarla che sono a conoscenza di circostanze che ritengo utili e rilevanti ai fini istruttori.

Tali circostanze sono state da me apprese in occasione della redazione di atti professionali e pertanto preventivamente chiedo alla SV se, nella mia qualità di notaio, possa, senza infrangere il segreto professionale, deporre quale testimonio.

A questo punto il Giudice istruttore, visto l’articolo 351 Cpp, ritenuto che l’esercizio della facoltà di astensione non si appalesa opportuno nella fattispecie, invita il teste a deporre su quanto a sua conoscenza.

ADR . Il giorno 8 ottobre, alle ore che non ricordo, comparvero nel mio studio l’ing. Cavinato dell’Enel già Sade, il geom. Zambon Arturo per i venditori, nella veste di procuratore speciale, i quali mi chiesero di rogare atti di compravendita di tre terreni situati in Erto Casso, località Toc, ed altra zona. Faccio presente che già da tempo avevo raccolto le procure speciali dei venditori e dei compratori. Durante o subito dopo la redazione dell’atto, il procuratore del compratore – ing. Cavinato – e il procuratore dei venditori – geom. Zambon che era assistito dal geom. Olivotto oggi scomparso – mi dissero che i terreni compravenduti il giorno successivo alle ore 21 sarebbero stati buttati in acqua. La cosa mi sembrò strana e nello stesso tempo preoccupante: essi dissero che avevano fatto l’operazione di acquisto proprio per essere proprietari dei terreni destinati, nel modo che ho detto, alla sommersione. Feci presente che su tali terre potevano trovarsi delle persone; mi replicarono che essendo divenuti proprietari del terreno, avrebbero fatto sgomberare chiunque si fosse trovato ad insistere. Né d’altra parte sarebbe stato autorizzato alcuno ad entrarvi. Al che replicai che poteva esserci qualcuno che se ne andava con la morosa per i prati, facendo così un’ipotesi estrema. Mi dissero che a quell’ora di morosi non ne sarebbero circolati che ben pochi. Aggiunsero che una spruzzata d’acqua non sarebbe stata la fine del mondo.

ADR. Mi riservo di far tenere alla SV copia degli atti notarili ove di essi si ritenesse necessaria l’acquisizione. Fin d’ora, a richiesta della SV, posso indicare, con i dati catastali, i terreni di cui si discute. Essi sono: in Erto Casso, pag. 36, f° 29, n° 52; f° 39, n. 111, 113, are 60,90 complessive; f° 27, n. 62, are 25,20, pag. 1174. Pag. 1136, f° 29, n° 70, 72, 75; f° 40, n°65, 100, 101, 274; f° 28, n° 143, 144 per are 33, 91 e per 1/6 pag. 74, f° 29 n° 74, fabbr. rurale di are 1,50.

LCS

Seguono firme

Il giorno 13 luglio 1967 alle ore 10 a Belluno, in Ufficio Istruzione, avanti di noi, Dr. Mario Fabbri giudice istruttore, assistiti dal sottoscritto cancelliere, è comparso il testimonio

Ing. Cavinato Mario, nato a Treviso il 1.3.1904, res. A Venezia, Cannaregio 4449, dirigente Enel

IR - A seguito della frana del 1960, su richiesta dell’ufficio del SCI (Servizio costruzioni idrauliche) e su direttiva della stessa direzione, nella mia qualità di dirigente del servizio patrimoniale, iniziai l’operazione di acquisto dei terreni posti sul fianco sinistro del serbatoio del Vajont, terreni ricadenti nella zona tra il serbatoio e la strada in sinistra e necessari all’esercizio del serbatoio perché, pur essendo a quota superiore all’invaso, sugli stessi si svolgeva una campagna di ricerche e misurazioni.

ADR – Effettivamente il giorno 8 ottobre 1963 intervenni, presso lo studio notarile del dott. Chiarelli, alla stipulazione di alcuni atti di acquisto di terreni di tale partita.

Avuta lettura delle dichiarazioni rese dal dott. Chiarelli, contesto che l’acquisto sia stato effettuato in vista dell’urgenza imposta dai movimenti della sponda sinistra. Al contrario, tali acquisti rientravano nella normale operazione iniziata con la prima frana del 1960, della quale ho detto.

ADR – Io personalmente non avendo la possibilità di recarmi sul Vajont, nulla sapevo di quanto stava accadendo e perciò escludo di aver potuto parlare di spruzzi d’acqua o comunque di situazioni allarmistiche. Dato il tempo trascorso non ricordo se il geometra Zambon o il geometra Olivotto abbiano tenuto un tale discorso al notaio.

ADR – Non ho altro da dire

LCS

Seguono firme

Il giorno 17 luglio 1967 alle ore 10,30, in Ufficio Istruzione, avanti di noi Dr. Mario Fabbri giudice istruttore, è comparso il testimonio

Zambon Arturo nato a Budoia (Udine) il 12.8.1922, residente a Maniago, geometra

IR - Risponde a verità che il giorno 8 ottobre 1963 vendetti, nella mia veste di procuratore speciale, alcuni terreni all’Enel-Sade, situati sulla sponda sinistra del Vajont, in prospicenza del lago.

Avuta lettura di quanto dichiarato dal notaio Chiarelli (aff. 1025, vol. 5), dichiaro che il discorso reso a verbale mi sembra destituito di ogni fondamento di verità, dal momento che gli acquisti stipulati quel giorno non erano dettati da particolari ragioni di urgenza e di pericolo, ma si inquadravano in una operazione ben più ampia risalente al 1960. La società da tale data era venuta acquistando gran parte dei terreni tra il lago e la strada. Tale programma di acquisti era stato determinato dalla necessità di vietare a chiunque il transito su tali terre, per il pericolo di smottamenti e di cadute nelle crepe apparse sul terreno.

Il progetto iniziale della società era quello di acquistare tutto il terreno denominato Toc e fu abbandonato, riducendolo alla sola zona sottostrada, penso per ragioni socio-economiche, essendo il Toc l’unica zona di fienagione e pascolo – cioè unico reddito – per la frazione di Casso.

Non ricordo che l’8 ottobre si siano fatti col notaio tali discorsi, anche perché da un mese circa l’Enel-Sade aveva fatto sgomberare bonariamente le abitazioni stagionali sul Toc per l’incremento dei movimenti. Lo sgombero degli ultimi giorni riguardò solo poche famiglie che non volevano abbandonare masserizie e bestiame. Faccio presente che per lo sgombero del settembre, accettato da gran parte dei proprietari, proprio a mio mezzo l’Enel-Sade pagò immediatamente dopo il 9 ottobre la somma corrispondente alla perdita di un mese di raccolto. Gli atti relativi sono ancora nelle mie mani.

ADR – La sera del 9 ottobre ero al Vajont e assistetti allo sgombero delle poche famiglie rimaste in sinistra. Non ho altro da dire.

LCS

Seguono firme

Chiarelli venne chiamato

a deporre anche davanti al tribunale dell’Aquila nella udienza del 22 aprile 1969. Ecco cosa risulta a verbale.

IR – Dopo aver avuto lettura della deposizione in istruttoria, confermo quanto ho detto.

ADR – L’Enel comprava i terreni per poterne poi ordinare lo sgombero.

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