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Gianni e Cristina sfidano la coltre bianca per aprire il rifugio Dolomites

CIBIANA. Gianni Bugna e Cristina Garelli: eccoli gli uomini delle nevi. Pardon, un uomo e una donna, marito e moglie. Sono loro gli avventurieri del monte Rite, che aprono il rifugio Dolomites ai...

CIBIANA. Gianni Bugna e Cristina Garelli: eccoli gli uomini delle nevi. Pardon, un uomo e una donna, marito e moglie. Sono loro gli avventurieri del monte Rite, che aprono il rifugio Dolomites ai 2187 metri della vetta disepellendolo dalla coltre bianca. Ci proveranno tra oggi e domani; nei giorni scorsi sono stati preceduti dai tecnici dei ponti radio del Rite che sono volati fin lassù con l’elicottero ed hanno riferito ai due gestori che il loro rifugio era scomparso sotto la neve.

«Dovremo scavare, ma questo non ci fa paura», sorride, tranquillizzando, Cristina. Il peggio lo intercetteranno nella salita, nei 7 chilometri di tornanti che cominciano al passo Remauro con due metri di neve e finiscono, in quota, alla presenza di 4, forse 5 metri, mentre negli accumuli, causati dal vento, salgono a 7-8 metri.

La coppia è provvista di un piccolo gatto delle nevi. «Prima delle ultime nevicate riuscivano a galleggiare, ma siamo arrivati al terzo tornante. Sappiamo che sono venute giù alcune valanghe e, quindi, speriamo che le pareti si siano alleggerite, così pure la strada», sospira Gianni Bugna. In una giornata di duro lavoro dovrebbero riuscire, a meno di sorprese, di raggiungere il rifugio. Temono un ostacolo: la galleria prima della caserma. Il tunnel dovrebbe essere libero, ma come trovare l’ingresso? Ecco il punto. Non solo: come scavare la neve che ostruisce l’uscita?

Gianni e Cristina, in ogni caso, non intendono fermarsi di fronte a nessun ostacolo. Vogliono andare avanti, dicono, perché «lassù è il paradiso» e, soprattutto, per tener fede ai numerosi clienti che si sono prenotati per le notti di luna piena in vetta al Rite. Il rifugio è provvisto di tutto. C’è il riscaldamento a legna e quello col gpl. «Basta trovare un balcone da cui entrare; più difficile, invece, scavare fino alle porte». Le provviste non mancano. D’altra parte la famiglia Bugna ha trascorso lassù il Natale, il Capodanno, buona parte del mese di gennaio. E gli avventori non le sono mancati. «Tutti sono saliti a piedi, alcuni con le ciaspe».

Ha proprio ragione Reinhold Messner, il fondatore del museo

fra le nuvole, quando sostiene che il Rite è tutto da scoprire nella sua dimensione invernale. E in particolare che la strada d’accesso potrebbe diventare la più grande pista da slittino delle Dolomiti. Ad una condizione, tuttavia: quella della micro funivia per salire.

Francesco Dal Mas

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