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Incidenti in quota, arriva la psicologa

Dolomiti Emergency finanzia per l’estate un servizio di reperibilità psicologica per vittime di incidenti, familiari e operatori

BELLUNO. Per la prima volta in Veneto, ci sarà un servizio di reperibilità psicologica che possa supportare non solo le vittime di incidenti, ma anche i loro familiari e gli stessi operatori che devono ogni giorno lavorare in situazione di grande stress emotivo.

Dopo l’esperienza positiva del 2013 (con otto interventi psicologici di cui 4 nel week end e gli altri extra fine settimana per lo più per incidenti in montagna, e un paio di incidenti stradali), quest’anno Dolomiti Emergency ha deciso di ampliare l’offerta finanziando con 10 mila euro un servizio h24 dal 14 giugno al 14 settembre. Lo psicologo sarà a disposizione della centrale operativa del 118 di Pieve di Cadore, offrendo se richiesta una semplice consulenza telefonica: nei casi di maggiore gravità, garantirà la sua pronta attivazione per offrire un primo supporto psicologico a quanti fossero coinvolti in un evento critico, sia esso incidente stradale o in montagna o nel caso di una ricerca di persona scomparsa.

Un’esigenza, quella del supporto psicologico, che è nato dopo la tragedia di Falco del 22 agosto 2009 e che ora diventa un servizio per tutti, «utile non solo per chi è stato vittima di un incidente, o è un suo familiare, ma anche per i volontari del soccorso alpino piuttosto che del Suem o delle altre forze dell’ordine. L’anno scorso avevamo attivato il servizio per otto week end, mentre quest’anno abbiamo pensato di farlo per tre mesi continuati e non è detto che lo amplieremo anche per l’inverno», sottolinea il presidente di Dolomiti Emergency, Gianluca Dal Borgo.

A turno, singolarmente, uno psicologo del pool di 12 professionisti provenienti da varie parti della Regione e appartenenti all’Associazione psicologi per i popoli Veneto, sarà presente dal 14 giugno all’ospedale di Belluno che farà da base per i soccorsi non solo in provincia di Belluno ma anche nel territorio delle Prealpi Trevigiane della Pedemontana del Grappa.

«Siamo personale formato appositamente per questi compiti», spiega Cristina Zaetta una delle psicologhe, «pronte ad accompagnare le persone in difficoltà nel loro percorso di elaborazione non solo del lutto in caso di esito mortale, ma anche nel percorso traumatico e di adattamento. Questo vale anche per i soccorritori sottoposti ad un intenso carico di stress». Ad attivare il servizio di reperibilità sarà la centrale operativa del 118 come precisa il primario Giovanni Cipolotti che un servizio di questo tipo lo sognava da anni. «Già quando operavo a Verona avevo cercato di introdurlo, ma senza successo, poi quando ho saputo che c’era questa intenzione ho dato subito la disponibilità del Suem. Non dimentichiamo che se una tragedia non viene gestita in modo corretto, molti volontari rischiano di essere persi. Io stesso alla mia prima uscita da medico con la Croce Verde mi sono trovato a gestire un codice rosso e ne sono

rimasto scosso. Si tratta così di un servizio di emergenza completo». L’idea è piaciuta anche all’Usl 1 «in quanto va a coprire un buco del sistema. È un modo per fare rete e si sa quanto sia importante», conclude il direttore dei servizi sociali, Carlo Stecchini.

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