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L'ANNIVERSARIO / Renzi sul Vajont: «Un dolore che non passa»

Il premier ha scritto una lettera al sindaco di Longarone in occasione del 51esimo anniversario della tragedia, per Zaia «la sicurezza del territorio è una priorità assoluta»

LONGARONE. Un dolore che non passa, neppure dopo 51 anni. E la difesa del suolo rimane la priorità. Con queste parole il presidente del Consiglio Matteo Renzi ricorda la tragedia del Vajont di cui oggi ricorre il 51esimo anniversario.

Renzi ha inviato una nota al sindaco di Longarone Roberto Padrin che verrà letta oggi in occasione delle celebrazioni per l'anniversario. Per la prima volta Longarone e Castellavazzo celebreranno insieme l'anniversario dopo la fusione dello scorso 21 febbraio.

 

La lettera di Matteo Renzi sul Vajont

Il territorio è al centro anche delle parole del presidente della Regione Luca Zaia. «L’anniversario dei morti del Vajont deve diventare per il Veneto e per l’intero Paese il giorno della responsabilità verso il territorio» spiega, «le quasi 2 mila vittime di quella superbia umana ci ripetono, non solo oggi ma ogni giorno, che la sicurezza del territorio è una priorità assoluta, che non va solo predicata ma concretamente perseguita. Meglio una strada in meno e un’opera di difesa in più che dia certezze alle nostre comunità. Senza sicurezza non c’è futuro. Oggi la nuova Longarone testimonia che la volontà e la tenacia dei bellunesi, unita ad una buona amministrazione, sono capaci di cancellare i segni esteriori di quell’evento tutt’altro che imponderabile. Ma di eventi non imponderabili ne abbiamo davanti agli occhi ancora tanti, troppi, sia nel nostro territorio sia nel resto del Paese e non si può più parlare di fatalità di fronte alle crisi idrogeologiche che ci affliggono ogni anno. Noi in Veneto sappiamo cosa fare e quanto ci verrà a costare intervenire: poco meno di 3 miliardi di euro. Aspettiamo che lo Stato faccia la sua parte e che favorisca, anche nelle procedure, gli interventi di prevenzione e tutela, che vanno oltre i legittimi interessi privati e rappresentano un obiettivo collettivo. Rispetto a quanto ci servirebbe noi dal 2010 riusciamo ogni anno a mettere da parte un centinaio di milioni

all’interno di un bilancio sempre più risicato e con trasferimenti statali ridotti. Eppure i Veneti lasciano ogni anno allo Stato una ventina di miliardi che non tornano nel nostro territorio ma vengono utilizzati per coprire buchi e diseconomie fatte da altri in altre parti del Paese».

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