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Grappa feltrina targata De Bacco-Agostini

Alleanza tra il viticoltore e la distilleria: «Riprendiamo la tradizione che utilizzava vinacce miste»

QUERO VAS. Dall'unione delle vinacce dei De Bacco e dell'esperienza di Vincenzo Agostini della distilleria “Le Crode” sta per nascere la prima grappa interamente bellunese. La lavorazione è già cominciata e si potrà assaggiare già a marzo. Sarà ricavata da un miscuglio di bucce d'uva scartate dalla spremitura dell'ultima vendemmia.

«Sarà un prodotto quasi interamente feltrino perché i vigneti sono quasi tutti della vallata, tranne per una piccola parte che si trova a Salce», precisa il giovane Marco De Bacco dell'omonima azienda vitivinicola di Seren del Grappa, «abbiamo scelto di fare una grappa con vinacce miste perché la grappa feltrina tradizionalmente si faceva così. Oltre ai tipi di vino autoctoni che stiamo coltivando nel territorio ci sono anche bucce di vini tradizionali e aromatici. Ne uscirà un prodotto molto complesso dal punto di vista aromatico».

La grappa sarà distillata dalle Crode e sarà pronta in primavera. Il marchio sarà della distilleria di Caorera, ma una piccola parte verrà commercializzata anche con l'etichetta De Bacco. «Prevediamo di imbottigliare dai 400 ai 500 litri», racconta Agostini dalla sua piccola fabbrica dei distillati, «la gradazione dovrebbe arrivare attorno ai 43 gradi».

Agostini ha rilevato la distilleria della frazione di Quero Vas all'inizio del 2014: «Tutto è cominciato quando ho conosciuto Marco e Valentina, ci siamo trovati subito in sintonia. Ci siamo detti: “Tu mi porti le vinacce, io ti faccio la grappa”. A fine ottobre avevamo distillato oltre 50 quintali di vinaccia, frutto del lavoro dei bellunesi e della riscoperta della viticoltura del Feltrino. Questo progetto dimostra che la coltivazione dell'uva locale sta avendo un interesse e un peso economico rilevanti».

Le Crode è l'ultima distilleria funzionante in provincia: «Una volta ne esistevano molte, ma se n'è persa memoria. Sono decenni che di grappa bellunese non se ne fa più, se non in casa, e sono decenni che attorno a essa non si disegna un progetto economico. Ma bisogna capire che questa è una risorsa e che attraverso le giuste sinergie può diventare un vero e proprio affare. Lo scrittore Paolo Monelli ha definito la nostra grappa una delle migliori d'Italia (ha fatto il tirocinante nel settimo Reggimento alpini a Belluno e poi a Feltre, ndr). Il nostro obiettivo è ricordare che il Bellunese è una terra ricca di storia e di opportunità», prosegue l'artigiano e scrittore, «noi questa occasione l'abbiamo colta e siamo convinti che il prodotto non avrà nulla da invidiare ad altri distillati più blasonati. Avrà successo perché è un progetto di squadra e perché vogliamo lanciare un segnale, cioè che ci sono un mondo e una storia locale che vanno riscoperti, non perché ci piace essere nostalgici, ma perché c'è tutto un substrato che se affrontato e ricostruito in chiave moderna può dare grandi opportunità».

L'impianto di Caorera risale a primi del Novecento ed è stato costruito a Conegliano. Funziona a ciclo discontinuo, ha tre caldaie dove scaldare le vinacce per trasformarle in alcol. Il distillato sarà collocato accanto ai prodotti tradizionali che hanno reso famosa la

piccola distilleria, come la grappa bianca.

A Caorera arrivano clienti da tutta Italia ma anche dall'estero, soprattutto da Germania, Svezia e ora anche da Londra. E nessuno esclude che la grappa bellunese possa un giorno approdare su uno di quegli scaffali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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