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La via della seta riparte dal “Cantiere del Baco”

Prosegue il progetto del Cantiere della Provvidenza per creare a Villiago un centro di riferimento regionale per la bachicoltura e la coltura del gelso

BELLUNO. Creare a Villiago un centro di riferimento e coordinamento per la bachicoltura, non solo di livello provinciale, ma regionale. Partendo dalla consapevolezza che la reintroduzione e la valorizzazione in Valbelluna e in Veneto della coltura del gelso (gelsicoltura) e dell’allevamento del baco da seta non rappresentano un nostalgico ritorno al passato, ma un vero e proprio volano economico, con risvolti in ambito ambientale e occupazionale.

Ne sono convinti i membri della cooperativa sociale Onlus “Cantiere della Provvidenza-Società, Persona, Ambiente”, nata nel 2013 dall’incontro di persone provenienti da ambiti diversi. Una convinzione che, partita da un’intuizione risalente al 2012, si è via via concretizzata: nel giugno di due anni fa il Cantiere ha iniziato a produrre bachi da seta in un’ex rivendita di vini a Santa Giustina, allevando un telaino (circa 20 mila bachi) e utilizzando le piante di gelso disponibili nelle vicinanze come alimento per l’allevamento. E nello scorso novembre - grazie a Veneto Agricoltura, partner del progetto “Cantiere del Baco” - è stata completata la messa a dimora di 2.600 piante di gelso a Villiago, in comune di Sedico. «Tra i nostri partner non c’è solo Veneto Agricoltura», spiegano Tiziana Martire e Angelo Paganin, presidente e direttore del Cantiere, «ma anche il Cra Api di Padova, ente di riferimento nazionale per la ricerca in apicoltura e bachicoltura e più importante banca di germoplasma di baco da seta a livello europeo».

E proprio per la salvaguardia di Veneto Agricoltura e del Cra di Padova, commissariato come tutti gli altri in Italia, il Cantiere ha inviato ai parlamentari bellunesi Piccoli, Bellot e De Menech e ai consiglieri regionali Reolon e Bond la documentazione relativa alla progettualità messa in piedi in questi due anni. «Il Cra di Padova, con la ricercatrice Silvia Cappellozza», aggiungono, «vede nel Cantiere il suo braccio operativo per la realizzazione a Villiago di questo progetto pilota, che permetterà alla Valbelluna di diventare punto di riferimento per gelsi e bachicoltura a livello regionale, anche sotto il profilo della formazione».

In concreto, il Cra Api si occuperà di consegnare al Cantiere le uova del baco, che poi verranno portate nel centro di Villiago e in seguito consegnate agli allevatori. Allo studio un alimento alternativo per consentire l’allevamento in tutti i periodi dell’anno.

«I risvolti dal punto di vista occupazionale sono evidenti», dicono ancora la Martire e Paganin, «soprattutto se si considera che in tutto il Veneto sono solo sei le realtà, la nostra compresa, attive in questo settore. A Villiago la potenzialità di produzione in tre anni è di 25 telaini, vale a dire 500 mila bozzoli». Il tutto in un contesto in cui l’industria serica italiana è in crescita.

Inoltre, gli impieghi della seta non sono solo quello tessile, ma anche nei settori innovativi di medicina, cosmetica, alimentazione e oreficeria. Non a caso il Cantiere ha attivato diverse collaborazioni con i soggetti che rientrano nel più ampio progetto “Rete della Seta Veneto”. Tra l’altro gelsi e bachicoltura non possono essere

praticate ovunque. «La qualità ambientale della Valbelluna lo rende ancora possibile», precisano, «e in un periodo in cui si parla molto di ritorno all’agricoltura, il progetto è un modo per concretizzare questa tendenza, anche per i giovani, e per recuperare e riqualificare il territorio».

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