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Psicologi in trincea con la reperibilità durante le emergenze

Si amplia il progetto voluto da Dolomiti Emergency per aiutare sopravvissuti, soccorritori o parenti delle vittime

BELLUNO. Il servizio di reperibilità psicologica nei contesti di emergenza si è dimostrato utile, per non dire indispensabile. Tant’è che Dolomiti Emergency, che del progetto è ideatore e finanziatore, vuole potenziarlo, ampliandolo anche al periodo invernale, tra il 2015 e il 2016. «Il servizio è volto a offrire un primo soccorso psicologico a quanti si trovano coinvolti in un evento critico: sopravvissuti, familiari delle vittime, personale sanitario e non sanitario delle associazioni che operano nell’ambito di emergenza e urgenza medica», ricorda Gianluca Dal Borgo, presidente di Dolomiti Emergency. «Il progetto è stato avviato tre anni fa, prima esperienza di questo tipo in Italia. All’inizio era attivo solo nei weekend di luglio e agosto. Poi, dallo scorso anno, è stato esteso a tutti i giorni 24 ore su 24, per quattro mesi».

Il servizio ripartirà sabato per continuare fino al 13 settembre. «Due le novità», precisa Cristina Zaetta, dell’associazione “Psicologi dei popoli del Veneto”, i cui professionisti si mettono a disposizione a titolo volontario. «La prima è che lo psicologo troverà collocazione nella centrale operativa del Suem 118. La seconda è che saremo affiancati dagli psicologici dell’associazione del Trentino. In tutto saremo 16 (l’anno scorso erano 12, ndr), e ci alterneremo con turni di tre ore. Tre i professionisti bellunesi».

L’anno scorso la reperibilità psicologica è stata attivata in 25 situazioni, soprattutto nell’appoggio a familiari di persone decedute o scomparse in zone montane. In otto casi si è trattato di incidenti in montagna, in cinque di incidenti stradali, in quattro di suicidi. Dolomiti Emergency ha stanziato per il progetto 13 mila euro. «Gli psicologi operano gratuitamente», aggiunge Dal Borgo, «a loro viene riconosciuto solo un gettone, visto che vengono in molti casi da fuori provincia. Per i pasti c’è una convenzione con la foresteria dell’ospedale di Pieve».

«I nostri soci sono cresciuti, in due anni, da 3 mila a quasi 10 mila», continua, «e questo ci dà la speranza di poter potenziare il servizio, oltre che ovviamente di migliorare tutte le iniziative che portiamo avanti».

La reperibilità psicologica è frutto della volontà congiunta con Suem 118 e Soccorso Alpino. «Il servizio è un esempio dell’attività virtuosa promossa da Dolomiti Emergency», commenta Giovanni Cipolotti, responsabile Suem. «La nostra struttura deve crescere e questo progetto si muove in questa direzione. Per questo auspichiamo di estenderlo anche all’inverno. Con l’estate riusciamo a coprire il 60% dei mesi più rischiosi».

L’esigenza del supporto psicologico è nata anche dopo la tragedia di Falco, nel 2009. «Si dimentica spesso che i volontari hanno delle ansie che rimangono nascoste», sottolinea Alex Barattin, vice delegato del Soccorso Alpino. «Operatori che si “bruciano” e rimangono scossi, molto spesso decidono di mollare».

“Psicologi

per i popoli” è nata dopo il genocidio in Ruanda e dopo l’alluvione della Val d’Aosta. «Stando chiusi nei propri studi si rischia di non dare le giuste risposte al territorio», affermano Luigi Ranzato e Raffaella Buzzi, presidenti nazionale e veneto dell’associazione.

Martina Reolon

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