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Arbore, 50 anni di carriera all’insegna del divertimento

Lo showman ha presentato la sua biografia “E se la vita fosse una jam session?” «Con Boncompagni inventammo l’improvvisazione alla radio. Che successo in tv»

CORTINA. Tutto esaurito al cinema Eden per Renzo Arbore, arrivato a Cortina con l'amico e compagno di svariate gag Michele Mirabella, per presentare “E se la vita fosse una jam session?”, la sua biografia da poco nelle librerie: un libro ricco di ricordi, incontri, aneddoti, foto. Un libro che racconta le sue passioni: la musica, la radio, la televisione, il collezionismo.

Una carriera partita cinquant'anni fa in radio, quando questa sembrava venisse soppiantata dalla televisione. “Alto gradimento” è la fortunatissima trasmissione iniziata nel 1965 e condotta assieme a Gianni Boncompagni. «Con Gianni portammo l’improvvisazione in radio, come facevano gli americani, cosa che allora era impensabile. Erano gli anni della contestazione, volevamo far ridere, ma allora ridere era quasi proibito, molte cose erano proibite. Noi abbiamo inventato la radio improvvisata, in cui si parlava sui dischi che suonavano, senza registrare. Se ci portavano in sala di registrazione noi facevamo finta di parlare. Abbiamo inventato tanti personaggi, come il colonnello Buttiglione: non lo sapevamo, ma esisteva davvero. Lui chiamò la Rai, e noi allora lo abbiamo promosso a generale Damigiani e a capo maggiore La Botte».

Prima di parlare dei suoi due varietà di maggior successo, Arbore ha voluto mostrare un estratto di un video di “Aspettando Sanremo”, trasmissione in cui egli vestiva i panni di un giudice, il suo sogno, e dove come attori c'erano Lino Banfi e Michele Mirabella. Uno sketch che ruotava attorno a giochi di parole sui pesci, che finiva poi con i pesci in faccia. Arbore ricorda anche la laura ad honorem ricevuta all'università di Bologna, per mano dell'allora magnifico rettore Fabio Roversi Monaco. «Quando mi consegnò la laurea in goliardia, dissi al Rettore: “che tempo è, non si sarebbe dovuto rompere?”. E Roversi Monaco, dopo aver tentato varie coniugazioni, passò la mano e io dissi davanti alla Commissione: preservativo imperfetto!».

Il maggiore successo televisivo di Arbore fu “Quelli della notte”, seguito da “Indietro tutta”, di cui 65 puntate vennero girate con l'allora esordiente Nina Frassica, «che ho adottato e lanciato, e vedo che sta facendo ancora molto bene».

Dopo Il grandissimo successo dei due varietà, è il momento per Arbore di riprende in mano il clarinetto e iniziare l'avventura dell'Orchestra Italiana. «Ancora televisione avrebbe significato andare in discesa. Ripetere quei successi era impossibile e i giornalisti erano già pronti a spararmi con il fucile. Così decisi di rilanciare la canzone napoletana e formai l'Orchestra italiana. Sono 26 anni che giro il mondo portando la musica napoletana ovunque».

Nei sui cinquant'anni di carriera spazio anche per il cinema. «Con De Crescenzo girammo il Pap’occhio nella Reggia di Caserta. Nel cinema c’è sicuramente la meritocrazia e a me dissero: complimenti perché stai facendo due film in uno: il primo e l'ultimo.Seguì un altro film sulla vita di Federico Fellini, “FF SS. Federico

Fellini South Story”, che doveva essere un omaggio al regista, che però non piacque e ce lo disse in faccia; per me fu un colpo basso».

Una carriera, insomma, all'insegna dell'allegria, dei tormentoni, dei fraintendimenti, sempre con un obiettivo: far ridere e divertire gli italiani.

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