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Acqua

Rubinetti presto a secco, se non pioverà

La situazione è seria. Bim Gsp mapperà velocemente le criticità comune per comune. Timori per l’apertura delle imprese

BELLUNO. La situazione è preoccupante. Se non dovesse pioverà entro qualche giorno (e le previsioni non promettono nè pioggia nè neve), a metà mese le sorgenti potrebbero non essere più in grado di alimentare l’acquedotto. «Non bisogna sottovalutare la situazione», dice il vice prefetto aggiunto Andrea Celsi al termine dell’incontro, anche se non vuole parlare di emergenza. Un incontro durato due ore e mezza: «Abbiamo analizzato la situazione a 360 gradi».

Una situazione che, forse, poteva essere prevista per tempo, visto che già ai primi di dicembre l’Arpav, nel suo rapporto mensile, aveva parlato di condizione idrica critica. Certo, non si può sapere che tempo farà fra tre giorni o fra un mese, ma chi di dovere avrebbe dovuto iniziare a valutare i vari scenari. Resta valida la raccomandazione di usare l’acqua con oculatezza.

La situazione. Le criticità maggiori restano a Pieve di Cadore e Lamon, mentre a Cencenighe è mancata l’acqua in questi giorni di festa. «L’attenzione resta alta», dicono da Bim Gsp, «le squadre operative intervengono dove si rilevano abbassamenti del livello dell’acqua nelle vasche e cercano di tamponare le perdite nella rete. Speriamo nevichi o piova e che non ghiacci, altrimenti l’acqua scorre via e non penetra nel terreno, rifornendo le falde».

Cosa si fa. Nei prossimi giorni, la società stilerà il quadro della situazione, comune per comune, sorgente per sorgente. E dovrà farlo entro il 7-8 gennaio. Poi a ogni sindaco verrà inviata una lettera con lo stato delle sorgenti: una sorta di mappa dove saranno evidenziate, con colori diversi, le situazioni più o meno critiche.

Dopodiché, i soggetti presenti ieri al vertice, cioè Vigili del fuoco, Bim Gsp, Provincia e Protezione civile regionale, sotto il coordinamento della Prefettura, «si ritroveranno, entro sabato o al massimo all’inizio della settimana prossima», dice Celsi, «per fare il punto. Al tavolo chiameremo anche Consiglio di Bacino, Arpav, Enel produzione e Usl. Perchè tutti, se la situazione meteo non migliorerà, dovranno fare la loro parte».

I tempi sono stretti. I tempi sono più che stretti: la settimana prossima, infatti, la maggior parte delle aziende in provincia riprenderà l’attività e questo significa un notevole aumento di prelievi idrici. C’è poi la questione innevamento: ma finché per fare neve artificiale si attingerà da bacini che non rientrano in quelli da cui si rifornisce l’acquedotto, sembra che non ci siano particolari problemi.

Cosa dice l’Arpav. «Avremmo bisogno di 300 millimetri di acqua da qui alla metà di aprile», dice il dirigente del Servizio idrologico dell’Arpav, Renzo Scussel. «E dico dalla metà di aprile perché da questa data il manto nevoso inizia a sciogliersi e quindi ad apportare acqua a torrenti e fiumi. Purtroppo i pochi centimetri di neve caduta in questi giorni non sono serviti a nulla. La zona del Feltrino resta la più critica per i fenomeni di carsismo».

Le previsioni meteo. Da oggi in poi non c’è all’orizzonte una perturbazione che possa portare pioggia o neve. «Il modello meteorologico europeo parla di temperature

miti», dice il previsore dell’Arpav di Arabba, Robert Luciani Thierry. «In provincia di Belluno dovremmo avere all’anno 1200 millimetri di pioggia, una media di 100 millimetri al mese», precisa Scussel, «ma dopo due mesi di siccità, ad oggi ne sono scesi 2 o 3 di centimetri». (p.d.a.)

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