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«Non chiuderò i punti nascita periferici»

Il governatore Zaia rassicura Pieve di Cadore e Agordo, polemizzando contro chi lo accusa di pensare solo a tagliare

PIEVE DI CADORE. Nessun timore, la Regione Veneto non chiuderà i punti nascita periferici. Parola di Luca Zaia, il governatore, dopo le sollecitazioni arrivate da numerosi sindaci. «La Regione non chiuderà né Pieve di Cadore né Agordo», sentenzia Zaia. E’ della scorsa settimana l’invito del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, alle Regioni di mettere in sicurezza le maternità, provvedendo alla disattivazione di quei reparti che registrano meno di 500 parti l’anno. Il Veneto, a sentire Zaia, respinge al mittente la proposta. E lo fa rilanciando la sfida contro quanti avevano accusato la Regione di voler ridurre i servizi sulle terre alte. «Dove sono finiti», si chiede Zaia, «tutti quelli che organizzavano proteste contro la Regione, contro il piano socio-sanitario, contro l’Ulss unica? Dove sono coloro che ci criticavano per la chiusura del punto nascita di Pieve di Cadore? Nulla di tutto questo è accaduto. Ho nominato il dottor Rasi Caldogno direttore generale a Belluno, quindi di fatto prende forma l’Ulss unica. Avete visto che sia successo qualcosa? Si sono chiusi ospedali? Tutto come prima, come avevo garantito. Nessun reparto è stato chiuso, nessun servizio depotenziato, i punti nascita restano». L’allarme maggiore, subito dopo la sollecitazione del ministro Lorenzin, è stato avvertito in Comelico e Sappada, l’area più distante da Belluno, nel caso la maternità di Pieve venisse davvero trasferita a Belluno. Dal sindaco di Santo Stefano, Alessandra Buzzo, anche nella sua veste di presidente dell’Unione montana, ai suoi colleghi di Danta, Ivan Mattea, e Comelico Superiore, Marco Staunovo Polacco, tutti d’accordo nella difesa del punto nascita in Cadore: «Se Zaia non molla, noi siamo con lui», assicura Buzzo. Il presidente della Regione, però, rilancia: contro il Governo. «Vorrei ricordare a chi diceva che la Regione non pensa a Belluno, che adesso si rivolga al Governo e indirizzi a Roma le proteste dei cittadini. Ma siccome il governo è loro amico tutto tace». Il governatore arriverà nel Bellunese il 22 gennaio, per aprire a Longarone il vertice della Macroregione alpina, tra gli altri con Roberto Maroni, presidente del Veneto, e per salire poi a Cortina dove sottoscriverà il protocollo d’intesa con Arno Kompatscher, presidente di Bolzano, sul treno delle Dolomiti. Ma questa firma, si è saputo in queste ore, potrebbe essere posticipata al 28 gennaio. Quello di Longarone, in ogni caso, è per Zaia «un appuntamento importante» perché la Macroregione servirà per attirare fondi europei per nuove forme di sviluppo delle terre alte. Un’istituzione che, come ricorda sempre Zaia, è riconosciuta dalla stessa Europa. Nell’intervista settimanale di ieri a "Radio Club 103" Zaia ha rilanciato anche la prospettiva dell’elettrificazione

della rete ferroviaria da Conegliano e da Montebelluna verso il Bellunese ed il Cadore. «Dobbiamo fare in modo che le nostre montagne abbiano sempre più servizi e risorse e, in particolare», ha aggiunto Zaia, «che i Mondiali del 2021 siano l’apoteosi del rilancio delle nostre Dolomiti».

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