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Pugno di ferro dell’Usl 1: licenziato un assenteista

Troppe giornate di lavoro saltate per un operatore socio sanitario. Stipendio decurtato del 20% per tre mesi alla guardia medica irreperibile

BELLUNO. Troppe assenze non giustificate, così per un dipendente dell’Usl 1 di Belluno scatta il licenziamento. Pugno di ferro contro i lavoratori “furbetti” da parte dell’azienda sanitaria, che ha anche sanzionato una guardia medica che non si era resa reperibile, nonostante fosse di turno .

La risoluzione del rapporto di lavoro interessa un operatore socio-sanitario che, per quel che è dato sapere, sarebbe rimasto assente dal posto di lavoro per alcuni mesi, senza dare alcuna giustificazione del suo comportamento.

La situazione molto particolare è stata valutata dall’Ufficio procedimenti disciplinari dell’Usl 1 che, alla fine dell’istruttoria, ha deciso di sanzionare il dipendente con il licenziamento.

L’azienda, allora guidata dal direttore generale Faronato, ha voluto concedere una possibilità in più all’operatore, concedendogli il preavviso e facendo così scattare la fine del rapporto dal primo maggio prossimo.

Storia alquanto curiosa, invece, quella che ha visto protagonista una guardia medica dell’Agordino - nonché medico di famiglia - alla quale la direzione generale dell’Usl 1 ha deciso di decurtare, per tre mesi, il 20 per cento dello stipendio.

I fatti di cui si è resa protagonista la professionista risalgono alla primavera-estate 2015. La dottoressa, durante due dei suoi turni di guardia medica - o come si dice in gergo turni di servizio di continuità assistenziale - non si era fatta trovare.

Le chiamate per la guardia medica nelle ore serali e nei giorni prefestivi e festivi, passano attraverso il 118, che trasferisce le telefonate dei pazienti al medico di guardia. La dottoressa, però, nonostante fosse di turno, non aveva risposto al telefono. Il personale del Suem, preoccupato, aveva avvisato i carabinieri, poi erano scattate le segnalazioni all’azienda sanitaria. A tutto questo, da quel che è dato sapere, si aggiunge la segnalazione da parte di un paziente della professionista che, in qualità di medico di famiglia, sempre nell’estate scorsa avrebbe avuto un’accesa discussione con lui.

Sommati gli episodi, l’Usl 1 ha chiesto al Collegio Arbitrale l’apertura di un procedimento disciplinare

nei confronti del medico, procedimento che si è concluso alla fine di dicembre 2015 con la sanzione disciplinare della riduzione dello stipendio nella misura del 20% per tre mesi.

Decisione a cui l’azienda sanitaria si è conformata, applicando la riduzione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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