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«Comunità montane, ora basta pagare»

Caner: «Dobbiamo trovare risorse». De Menech: «Regione e sindaci prendano una decisione»

LONGARONE. La Regione Veneto, 60 milioni di turisti, non dispone più di 37 milioni di euro per il settore, come qualche anno fa, ma di 5,8, quindi neppure un sesto. Ma, si badi, un milione e 800 mila euro vengono impiegati per mantenere le Comunità montane.

«Adesso basta», ha annunciato l’assessore regionale Federico Caner dal palco della Fiera di Longarone, al vertice pubblico con i governatori Luca Zaia e Roberto Maroni sulla Macroregione alpina d’Europa. «Non siamo più in grado di pagare, dobbiamo fare un ragionamento serio».

A margine Giampaolo Bottacin, assessore alla Protezione civile, chiosa: «Sì, ne dobbiamo trattare anche perché le Comunità montane erano state cancellate». «Bastano le fusioni dei Comuni o le aggregazioni dei servizi», aggiunge Caner.

Roger De Menech, parlamentare del Pd, che origlia da lontano, anziché rumoreggiare come hanno fatto alcuni presidenti di Unione montana e qualche sindaco in sala, aggiunge: «Basta che decidano di decidere, la Regione e i sindaci».

Caner, sollevando il problema della scarsità di fondi, pone un’altra sfida. «Noi dobbiamo trovare le risorse necessarie perché, almeno in vista del Mondiali, si possano rinnovare i nostri alberghi, altrimenti è inutile parlare di nuove infrastrutture, immateriali e materiali».

La Macroregione nascerà tra lunedì e martedì prossimi a Brdo, in Slovenia. Ieri, a Longarone, c’è stata un’anticipazione di quello che potrà o non potrà fare. «Eusalp (così si chiama la nuova strategia, ndr) deve essere il mezzo attraverso il quale intercettare e utilizzare al meglio e più proficuamente per le nostre comunità i fondi strutturali comunitari, definendo con tutti i soggetti portatori di interesse, pubblici e privati, una strategia comune per l’area montana», ha spiegato Caner, aggiungendo che le aree tematiche sulle quali si basa il Piano d’azione sono lo sviluppo economico e l innovazione; i trasporti e la connettività; l’ambiente e l’energia.

«Le risorse per operare su fronti così ampi e diversi – ha continuato l’assessore – le dobbiamo trovare tra i finanziamenti europei ai quali la strategia Eusalp può attingere, tra cui i 600 milioni di euro del Fondo di sviluppo regionale (Fesr), i 764 milioni di euro del Fondo sociale (Fse), i 1.184 milioni del Programma di sviluppo rurale Veneto (Feasr)».

In presenza di opportunità come queste, ha sferzato Zaia, i bellunesi non possono più piangersi addosso. «Con l’avvento della Macroregione alpina si avvia un percorso nuovo e concreto, finisce il tempo delle suggestioni e inizia una sfida che la montagna deve accettare e vincere. Ai bellunesi e a chi vive nella montagna veneta – ha continuato – dico che non possiamo permetterci di perdere le opportunità offerte da Eusalp. Stiamo lavorando per superare gli svantaggi che hanno frenato lo sviluppo di questi territori, ma bisogna lasciarsi alle spalle il periodo del pianto, e sfruttare pienamente quei “fattori della produzione”, rappresentati dalle risorse comunitarie e regionali che oggi sono a disposizione, quei finanziamenti e strumenti operativi concreti che attendono solo di essere utilizzati».

Roberto Maroni, che oltre ad essere presidente della Lombardia è anche coordinatore italiano di Eusalp, ha osservato che da questa iniziativa l’alleanza tra Veneto e Lombardia non potrà che rafforzarsi ed ha raccomandato la cooperazione di tutto l’arco alpino italiano, dal Friuli Venezia Giulia alla Liguria, nonostante le diverse appartenenze politiche e statutarie.

Per Maroni è indispensabile imparare dai Länder tedeschi e dai Cantoni svizzeri, per i quali è una consuetudine radicata lavorare insieme al di là degli schieramenti politici e nell’esclusivo interesse delle popolazioni amministrate. «Eusalp – ha concluso – non è solo un’imperdibile occasione per dare finalmente risposte realistiche alle necessità della montagna, di chi la abita e di chi in questi luoghi fa impresa, ma è soprattutto il mezzo per interloquire con Bruxelles e quindi con l’Europa senza passare da Roma».

Infatti, ha rimarcato l’assessore Bottacin, «se potessimo trattenere nei nostri

territori le risorse che invece siamo costretti a versare al governo centrale e se godessimo di più autonomia, la stessa delle vicine Province di Trento e Bolzano, il divario tra la montagna veneta e le realtà vicine non sarebbe così evidente». (fdm)

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