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Ente camerale, presidio contro i tagli

Ieri assemblea dei lavoratori in ansia per il decreto che prevede la riduzione del 25% degli addetti e la chiusura dell’ente

BELLUNO. Camera di commercio in fibrillazione a Belluno. Contro il taglio del 25% del personale e a favore, invece, del mantenimento del ruolo competente dell’ente, martedì prossimo i dipendenti scenderanno in piazza.

C’è tensione e preoccupazione nell’ente camerale dove ieri mattina dalle 9 alle 10.30 si è svolta la prima assemblea sindacale in orario di apertura al pubblico. Una scelta dettata dalla volontà di far capire, anche agli utenti, la valenza e l’importanza del servizio reso dalla Camera di commercio. Per un’ora e mezza, quindi, gli sportelli al pubblico sono rimasti chiusi, con rammarico dello stesso personale che però in questo momento sta lottando per i propri diritti ad avere un posto di lavoro.

Motivo dell’agitazione è, infatti, uno «schema di decreto che prevede il riordino degli enti camerali con riduzione delle loro funzioni e taglio del personale del 15% negli enti “normali”, e del 25% in quelli che hanno avviato la procedura di fusione», precisano Gino Comacchio della Fp Uil, Danilo Collodel della Fp Cgil e Mario De Boni della Fp Cisl.

«Questo schema di decreto», prosegue Comacchio, «non è conforme alla legge delega che prevedeva il riordino delle Camere di commercio con la salvaguardia occupazionale. Per cui tutte e tre le sigle sindacali a livello nazionale hanno scritto ai parlamentari di Camera e Senato rilevando questa violazione della legge delega che porterebbe, se il decreto dovesse venire approvato, a profili di incostituzionalità».

Il testo del decreto è uscito qualche settimana fa e dovrebbe andare in approvazione se non questa settimana (all’inizio di parlava di oggi, ndr), almeno la prossima. «Siamo di fronte ad una paradosso, per cui da un lato il governo premia chi si mette insieme a cominciare dalle fusioni dei comuni», precisa Collodel, «e dall’altro penalizza chi ha fatto un percorso virtuoso mettendo insieme energie e risorse».

Nel decreto, inoltre, oltre al taglio del personale, è prefigurata anche la chiusura delle sedi periferiche dell’ente camerale, come potrebbe essere quella di Belluno.

I dipendenti sono profondamente preoccupati per il loro futuro, come dicono le rsu. «Come è comprensibile, teniamo al nostro posto di lavoro anche se dobbiamo notare che questa provincia si va sempre più depauperando. Cosa ne sarà dei servizi che abbiamo sempre dato ai cittadini e alle imprese perché potessero rimanere al passo coi tempi e all’interno dei mercati internazionali?», si chiedono i lavoratori. «Ad oggi i vari corsi di formazione, alcune dritte che vengono date sul mondo dell’e-commerce sono gratuite o comunque hanno un costo bassissimo. E sono importanti per lo sviluppo e il rilancio delle aziende. Se dovesse chiedere la Camera di commercio tutti questi servizi diventeranno a pagamento? E quanto costeranno?».

«Pensiamo», riprendono De Boni e Comacchio, «che se alcuni servizi verranno tolti, per

ottenerli allo stesso modo i clienti dovranno rivolgersi ad un notaio e allora le spese saranno di alcune migliaia di euro».

Il presidio di martedì dalle 11 alle 12 servirà per sensibilizzare la cittadinanza sui riflessi di un’eventuale chiusura dell’ente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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