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«Ora vorranno andarsene in tanti»

Con Sappada “quasi” in Friuli, arriva l’allarme di De Menech (Pd): «Come si farà a dire sì a un Comune e no all’altro?»

SAPPADA. I referendari di Sappada hanno festeggiato sia mercoledì e sia ieri. Troppo presto? «No. Il distacco è ormai irreversibile. Ma si sappia che Sappada porterà con sé tutti i Comuni della fascia confinaria col Friuli, fino all’Alpago, che ovviamente vorranno celebrare pure loro il referendum e che riporterà a galla i Comuni del confine con Trento e Bolzano che, immancabilmente, ripresenteranno il referendum. Vorrò proprio vedere, a quel punto, il Parlamento o le altre istituzioni dire di no a qualcuno, dopo il sì a Sappada».

A parlare Roger De Menech, parlamentare del Pd, segretario regionale del partito. È proprio su di lui, oltre che sul sottosegretario Gianclaudio Bressa, che si appuntano le perplessità di tanti sappadini: chissà – si chiedono – se gli autorevoli rappresentanti bellunesi del partito di maggioranza permetteranno di votare a favore, prima alla Commissione Affari Costituzionali del Senato e poi alla Camera.

«Sia io che Bressa condividiamo la conclusione che l’esito referendario va rispettato; che non si può tergiversare sulle scelte di un popolo, quando queste sono autorizzate». Quindi, il Pd voterà sì. Ma – mette le mani avanti De Menech – ci si renda conto che a quel punto ci sarà lo smottamento dell’intera provincia di Belluno, incuneata fra tre realtà, una regionale e le altre due provinciali, speciali ed autonome. Secondo il deputato bellunese, infatti, tutti, o quasi, gli altri comuni di confine col Friuli chiederanno l’opportunità di pronunciarsi referendariamente.

Lo conferma, tra i primi sindaci, Alessandra Buzzo, prima cittadina a Santo Stefano, e autorevole rappresentante del Bard. E poi, a seguire, tutti gli altri. Pieve di Cadore, ad esempio, ha già sollecitato un tanto. E da Pieve fino a Tambre, magari anche ai trevigiani Fregona, Sarmede e Cordignano, se vogliamo limitarci alle terre alte. «Se finisse qui», insiste De Menech, «potremmo anche raccogliere la sfida».

Ma è presumibile che i Comuni, da Cortina a Lamon, che sono passati per l’esperienza referendaria, «non lasceranno ma raddoppieranno, cioè si ripresenteranno in campo con le loro rivendicazioni. E a quel punto vorrò proprio vedere se qualcuno in Parlamento avrà il coraggio di stoppare un Comune e di lasciar passare l’altro».

Alessandro Mauro, del Comitato del referendum a Sappada, ha festeggiato in queste ore, insieme ai colleghi, sventolando la bandiera della “madre patria” e moltiplicando i tajut dei caratteristici vini friulani. «Non vorrei che in questo momento si palesassero scenari da fine del mondo», interviene, «affrontiamo una questione alla volta. Stiamo parlando di Sappada, che storicamente appartiene al Friuli. Tanti altri Comuni no. E’ importante che anche il Pd annunci che farà la sua parte». De Menech lo conferma, ma al tempo stesso chiede alla Regione di anticipare i tempi del riconoscimento di una specificità vera, di un’autonomia piena alla provincia di Belluno, proprio per evitare la sua decomposizione, che rischia di essere prossima. «Non basta che Zaia, dopo i recenti endorsement verso Sappada, prometta al sindaco Piller Hoffer e alla comunità sappadina un fondo per riequilibrare la sua condizione di sviluppo

con quella dei Comuni del Confine a ponente. È il caso che Zaia, Bottacin e gli altri regionali prendano per mano in maniera decisa la situazione. Ci troveranno dalla loro parte. Ma competenze e risorse a questa provincia vanno riconosciute nei fatti, non a parole».

Francesco Dal Mas

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