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Campolongo piange Giulio Pomarè

L’anziano morto nell’incendio della sua casa era stimato da tutti. «Portava ogni giorno le rose alle commesse»

SANTO STEFANO. «La salute è buona, l’appetito non manca, manca l’amore».

Era solito rispondere così, Giulio Pomarè, a chi in paese gli chiedeva come andava. Indice di buon umore, garbo, voglia di vivere. Qualità che gli hanno consentito di rimanere una presenza simpatica e caratteristica per tutto il paese di Campolongo, fino alla tragica scomparsa, giovedì scorso, vittima a 95 anni di un incendio all’interno della sua abitazione.

«Giulio era una persona buona – lo ricorda Lorenzo Coluzzi, un vicino – gioviale e sempre allegra. Passando per la strada lo si sentiva spesso canticchiare allegramente mentre si dedicava ai più svariati lavori: giardinaggio, legna, decorazione pittorica della casa. Bisognava sempre stare attenti a passare sul marciapiede sotto le sue finestre perché era solito lanciare dalla finestra le briciole del pane per i passeri. Quando poi incontrava un coetaneo per la strada, lo chiamava subito per fare due tiri al gioco della morra».

«Era un affezionato lettore del Corriere della Sera (in virtù di una vita passata a Milano...) – commenta Adriano De Zolt, il vicino di casa che più gli è stato accanto in questi ultimi anni – tant’è che a me lasciava sempre l’inserto relativo al Veneto, senza neanche guardarlo. Ed era un super tifoso del Milan, interessato a tutte le partite di calcio delle varie Coppe europee, che non perdeva mai di guardare in tv, possibilmente a casa degli amici Sergio o Celestino, o anche da me, dove aveva seguito tutti gli ultimi mondiali. E così ci si beveva anche una birra insieme».

De Zolt è stata una delle persone che più è stata vicino a Giulio Pomarè in questi ultimi anni. Organista, direttore del Coro Peralba e del coro parrocchiale, De Zolt è anche l’estensore (con Lorenzo Coluzzi e il parroco don Maurizio Doriguzzi) del calendario del paese. Conosce quindi tutti e sa molto anche della storia di Campolongo. Nel suo ritratto di Giulio Pomarè emerge qualche altra caratteristica del personaggio.

«Era anche galante - ricorda sempre De Zolt – così d’estate non mancava mai di portare ogni giorno le rose del suo giardino alle commesse del negozio di alimentari. Era stato operato a tutte e due le anche pochi anni fa all’ospedale di Belluno, in un unico intervento, e conservava con orgoglio l’articolo di giornale che riportava l’evento, straordinario perché aveva abbondantemente superato gli 80 anni. Prima dell’operazione il chirurgo gli aveva detto: “Visto che analisi, cuore e lo stato di salute generale sono buoni, se lei è d’accordo facciamo tutte e due le anche”. Al che lui aveva risposto: “Sì, sì, o la va o la spacca”. Tanto per dire del carattere di Giulio».

Commosso anche il ricordo della vicina di casa Mariagrazia Cesco. «Veniva due volte al giorno al negozio di alimentari, al mattino per prendersi il Corriere della Sera, amava le vignette di Giannelli. Ci si vedeva anche la domenica alla messa delle 9,30 e poi a casa sua o veniva lui a trovarci. Aveva una grande vitalità, a 83 anni ha ridipinto tutto l’esterno della sua casa, montando anche l’impalcatura».

«Negli ultimi anni – conclude Adriano De Zolt – aveva più difficoltà a muoversi, a causa dei frequenti dolori alle gambe; comunque era rimasto con una lucidità da ragioniere, specialmente quando si trattava di pagare le varie bollette (luce, acqua, telefono) e, ovviamente, quando

al 2 di ogni mese c’era da ritirare la pensione (“No il primo”, diceva, “perché c’è troppa gente”)».

I funerali di Giulio Pomarè si terranno oggi alle ore 14,30 nella chiesa parrocchiale di Campolongo di Cadore.

Stefano Vietina

twitter@vietinas

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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