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Treno delle Dolomiti, la firma a Cortina

Appuntamento venerdì prossimo tra il ministro Delrio e i governatori Zaia e Kompatscher: «La montagna isolata non vive»

BELLUNO. Una stretta di mano e una firma per lanciare il treno delle Dolomiti. Venerdì prossimo a Cortina il presidente del Veneto Luca Zaia, il presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher e il ministro Graziano Delrio firmeranno il protocollo d'intesa per avviare lo studio progettuale del collegamento ferroviario fra Calalzo e Dobbiaco.

«Siamo convinti che il treno sia strategico», spiega Zaia. «È giusto ci sia anche il ministro ai trasporti, perché quello che stiamo lanciando è un progetto ambizioso, con il quale sarà scritta una importante pagina di storia delle Dolomiti. Parliamo di un treno ipermoderno, innovativo. Il Governo deve essere della partita».

E lo sarà, a sentire il Governatore. Il quale all'inizio della settimana era a Brdo, in Slovenia, per il lancio ufficiale dell'Eusalp, la macroregione alpina che comprende sette Stati, 48 Regioni, «un comprensorio che ha come minimo comune denominatore la montagna».

Una bella sfida da cogliere, per il Veneto.

«È una grande sfida. Una sfida di coesione, di condivisione di una strategia. Ci poniamo a essere interlocutori diretti dei fondi comunitari. Il Veneto è presente per le sue montagne, che significano Belluno, regina in questo senso in quanto provincia interamente montana, ma non dimentichiamo anche le zone del Vicentino e del Veronese. Per noi fare parte dell'Eusalp significa portare progetti importanti sui territori e condividere quelli transfrontalieri. Ne diciamo subito uno: il treno delle Dolomiti. Riguarda noi, Bolzano, l'Austria, dunque sta a pieno titolo nelle linee di investimento sulla mobilità e la connessione delle aree».

Di mobilità si è parlato molto a Brdo.

«La montagna non può prescindere da progetti sulla mobilità, compatibile però. La montagna se rimane isolata muore».

Se parliamo di progetti compatibili, possiamo dire sia cancellata l'ipotesi di un prolungamento dell'A27?

«Quello per noi resta un progetto e all'interno di Eusalp la partita sarà affrontata. La montagna isolata non vive, siamo tutti d'accordo su questo. Si devono garantire collegamenti tecnologici (banda larga, ndr) e mobilità, perché nella nostra regione abbiamo flussi turistici importanti. Non si deve devastare il territorio ma il prolungamento dell'A27 resta un progetto. Certo, i cittadini si devono far sentire, perché pensiamo a cosa è successo quando abbiamo cominciato a parlare di treno. Anche su questo c'è chi dice che non va bene. La comunità bellunese deve farsi sentire, il territorio deve sposare i progetti, se li vuole».

Quali sono gli altri assi di intervento sui quali la Regione punterà per sfruttare i fondi europei a disposizione della macroregione alpina?

«Pensiamo all'ammodernamento delle strutture turistiche, allo sviluppo della banda larga, ma non dimentichiamo il sociale. Lo spopolamento è un tema molto importante, da affrontare considerando però che ci sono imprese che riescono a prosperare anche in montagna. Pensiamo a Luxottica. I progetti che abbiamo in mente spaziano dal turismo alla cultura, dal campo del sociale a quello ambientale. Li decideremo insieme ai territori, è importante lavorare in sinergia per riscattare la montagna».

A Brdo si è puntata l'attenzione sulla necessità di collegare montagna e pianura. Qualcuno teme che i fondi, alla fine, arrivino per la maggior parte in pianura.

«Chi lo dice dimostra di essere un disco rotto, e la montagna non ha bisogno di dischi rotti, di gente che vede sempre i lati negativi in tutto. Alla montagna non servono persone alle quali chiedi l'ora e prima di dirtela pensano cosa si nasconda dietro la domanda. Se guardiamo indietro, ai miei primi cinque anni di presidenza, c'è chi ha parlato di chiusura degli ospedali, chi diceva non ci sarebbero mai stati investimenti in montagna. Invece stiamo investendo sulla sanità in montagna, abbiamo di recente inaugurato una funivia a Falcade. I pessimisti sono in pochi, ma fanno sempre tanti danni».

I pessimisti guardano le strade bellunesi (piene di punti critici e più volte interrotte per frana) e lo diventano ancora di più.

«Questa domanda andrebbe girata al Governo. Avevamo in programma investimenti per 40 milioni di euro sulle strade di tutta la regione. A causa dei tagli dello Stato a disposizione abbiamo solo un milione. Inoltre non dimentichiamo che la maggior parte delle strade bellunesi sono provinciali, date in gestione a Veneto strade a fronte di un compenso. E se la Provincia non riesce a sostenerlo per le difficoltà finanziarie,

non è colpa della Regione, ma di un Governo che a forza di annunci contro le Province è riuscito a creare il primo ente agonizzante della storia italiana. Anche sulla messa in sicurezza del territorio, penso alle frane che sono oltre novemila in Veneto, servono finanziamenti nazionali».

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