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Cava, dissequestrati i novemila euro trovati nella valigetta

Non sono parte della tangente al centro delle indagini Il contante appartiene a un dipendente della Fratelli De Pra

FARRA D’ALPAGO. Il contenuto di quella valigetta (9420 euro in banconote di grosso taglio) era stato sequestrato dagli uomini della Guardia di finanza, durante una delle 15 perquisizioni scattate lo scorso 19 gennaio, ma a distanza di due settimane quel contante torna in mano al (dichiaratosi) proprietario: un dipendente della Fratelli De Pra Spa, una delle tre aziende che costituiscono il Consorzio Farra Sviluppo, il soggetto che gestisce la cava di Col delle Vi, di proprietà del Comune di Farra d’Alpago.

La Procura di Belluno ha accolto ieri la richiesta di dissequestro presentata dal legale del dipendente. L’uomo aveva dichiarato che quei soldi erano risparmi personali che custodiva nel suo ufficio nella sede della Fratelli De Pra perchè, non fidandosi delle banche, preferiva tenerli nelle sue immediate disponibilità. Motivazioni che non avevano convinto gli ispettori della Finanza.

Un semplice passaggio giuridico, comunque, all’interno di indagini che restano in corso, anche se gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Belluno sarebbero ormai prossimi a completare il quadro probatorio.

Ancora nessun iscritto sul registro degli indagati, ma si tratterebbe anche in questo caso di un semplice dettaglio tecnico, con la Procura che attende solo la chiusura delle indagini per procedere. Indagini che il 27 gennaio scorso avevano richiesto nuove perquisizioni nelle sedi di Camera di Commercio e Confindustria (una seconda volta), con i finanzieri presentatisi il giorno dopo anche nella sede della Provincia, procedendo con l’acquisizione di materiale probatorio.

L’inchiesta era stata ufficialmente aperta a fine 2015, quando una segnalazione alla Guardia di finanza di Belluno aveva puntato i riflettori su una tangente di 10 mila euro versata per “convincere” chi di dovere (un’apposita commissione tecnica) ad abbassare il

prezzo all’ingrosso di alcuni materiali di estrazione. Ribasso che, a conti fatti, aveva permesso ai gestori della cava di Col delle Vi di risparmiare circa mezzo milione di euro all’anno sul canone da versare al Comune di Farra d’Alpago, finito nell’inchiesta come parte lesa. (ma.ce.)

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