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Sappada in Friuli, arriva un secondo sì

Anche la Commissione Affari Costituzionali si esprime a favore del distacco, ma non in sede deliberante; ora resta l’Aula

SAPPADA. Dopo la Commissione Bilancio, anche quella Affari Costituzionali del Senato ha approvato, ieri pomeriggio, il distacco di Sappada dalla Regione Veneto con destinazione il Friuli Venezia Giulia.

Il voto era praticamente scontato, ma i referendari di Sappada speravano nella sede deliberante della prima Commissione di palazzo Madama. Il che non è avvenuto.

«Non siamo né delusi e né arrabbiati», anticipa Alessandro Mauro del Comitato referendario, «però a questo punto è ovvio che ci aspettiamo, già nei prossimi giorni, la convocazione dell’Aula per questo importante momento di verifica politica e di voto».

Il Comitato sostiene che, se entro due settimane non avrà da Roma questa assicurazione, «porteremo tutti i sappadini in piazza perchè possano fare sentire la loro protesta alle istituzioni».

Il primo appuntamento potrebbe essere quello del 13 febbraio, a Cortina.

La senatrice Raffaela Bellot, del movimento “Fare”, si rende ben conto delle incognite che ancora ci sono intorno a tutta la vicenda e anticipa che «solo in aula verificheremo con i fatti chi è davvero favorevole alla volontà dei cittadini di Sappada e chi invece no».

Il senatore Giovanni Piccoli, di Forza Italia, anticipa che il suo voto in aula sarà positivo. Intanto, però, ha annunciato l’ istituzione di un fondo perequativo per i Comuni confinanti con il Friuli.

L’ onorevole Roger De Menech, del PD, conferma quanto delicata sia questa situazione; perché, a suo avviso, con Sappada potrebbero andarsene (o, per lo meno, tentare di tutto per farlo) la gran parte dei Comuni veneti di confine. Ed è il pericolo che in queste ore ha denunciato il governatore del Veneto, Luca Zaia. «Se Trento e Bolzano vogliono arrivare fino al mare», ha detto ieri, «noi li potremo aiutare, ovviamente ottenendo la specialità dell’ intera regione».

Ma i partiti maggiori stanno dunque facendo un passo indietro? «Il rispetto della volontà popolare non è in discussione, ci mancherebbe altro», risponde De Menech, « ma proprio per questo bisogna guardare al Bellunese nel suo insieme e non focalizzarsi su questo o su quel caso particolare. Il referendum con cui i cittadini di Sappada hanno chiesto il distacco dal Veneto è stato preceduto e seguito da consultazioni identiche in molti altri Comuni della provincia. Se non avremo il coraggio di rimuovere i fattori che determinano un malessere diffuso non riusciremo mai a prevederne gli effetti».

Dal vicino Friuli è intanto ritornata in campo l’onorevole Isabella De Monte, europarlamentare del PD, colei che a suo tempo aveva presentato un disegno di legge su Sappada a Palazzo Madama.

De Monte condivide la necessità, avvertita anche dai referendari, che si proceda senza tentennamenti ulteriori.

«Ora è bene procedere senza tentennamenti e senza abbassare la guardia, portando prima possibile il testo in Aula, per evitare ogni eventuale resistenza», è la tesi dell’europarlamentare friulana.

Tesi condivisa anche dal senatore del PD, Francesco Russo, di Trieste, secondo cui «dopo l’approvazione di oggi in Commissione Affari Costituzionali l’annessione di Sappada al Friuli-Venezia Giulia dovrebbe essere davvero blindata: manca solo il

passaggio in Aula, ma credo che sia davvero poco più di una formalità nonostante il clamoroso dietrofront della Lega di ieri con il presidente Zaia».

Il dibattito evidenziato in queste ore dimostra l’urgenza di fissare l’Aula deliberante al Senato, in modo da evitare sorprese di sorta.

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