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«Tagli al personale a scapito degli utenti»

Dipendenti, rsu e presidente protestano contro la riduzione del 25% dell’organico prevista per gli enti che si sono fusi

BELLUNO. Una «ferita nell’orgoglio», che colpisce persone «che hanno sempre lavorato, e continuano a farlo, “silenziosamente”, senza tanti clamori, ma garantendo servizi fondamentali a favore di imprese, professionisti e privati cittadini».

Ieri mattina i dipendenti della Camera di commercio erano in presidio davanti alla sede, in piazza Santo Stefano, per manifestare la propria preoccupazione nei confronti del decreto, “ammazzacamere”, inserito all’interno della riforma della pubblica amministrazione. Un decreto che prevede la decurtazione del 25% del personale agli enti che si sono fusi (come Belluno e Treviso), oltre alla sottrazione di alcune funzioni importanti.

«Vogliamo continuare a lavorare a fianco del mondo economico provinciale», è il commento unanime dei dipendenti dell’ente camerale (38 in tutto, compresi 5/6 part-time), preoccupati per quella che potrebbe essere una vera e propria «morte sociale ed economica del territorio». Sul tavolo anche lo “spettro” della chiusura della sede di Belluno, in quanto destinata a diventare secondaria, «con tanta buona pace per gli utenti che dovranno recarsi nelle sedi di altre province che rimarranno operative». A rimetterci, quindi, saranno non solo i dipendenti dell’ente, ovviamente in ansia per il loro destino lavorativo, ma anche gli utenti, che rischiano di perdere molti servizi.

«Basti pensare a quelli organizzativi offerti ai cittadini e ai servizi di supporto alle pmi», sottolinea Claudia Genoria, rsu Uil Fp, «ma anche il sostegno all’internazionalizzazione, conciliazione e mediazione, tutto ciò che riguarda marchi e brevetti, oltre alle attività di supporto alle pmi per l’accesso al credito bancario. Ma questi sono solo alcuni esempi».

«Garantiamo, in generale, tutta un’attività di informazione a imprese, professionisti e privati cittadini che non può essere sostituita», evidenzia un’altra rsu, Monica Sandi che, insieme al funzionario Elena Zambelli, ricorda che senza la Camera di commercio «mancherà un tavolo di confronto e dialogo per le imprese super partes, garantito dall’istituzionalità pubblica, ma resteranno i singoli interessi economici rappresentati dalle categorie esclusivamente per i propri iscritti, che non sono tutte le imprese».

A rischio c’è il sostegno alle start-up, che aiutano le imprese a nascere e, in seguito, a entrare a regime; il servizio sui finanziamenti agevolati; l’ufficio contributi. «Abbiamo erogato ogni anno, prima della riduzione del diritto annuo, circa un milione e mezzo di contributi con i nostri fondi camerali con procedura a bando», dice ancora la Zambelli; le azioni di marketing territoriale e lo sportello fondi comunitari. L’attività di promozione dell’imprenditoria giovanile e femminile, ha visto passare per gli uffici di Belluno, tramite il servizio “nuova impresa”, oltre 100 persone all’anno.

«Un’attività a fallimento di mercato che rischia di andare persa». Senza contare il supporto ai consumatori offerto dal servizio regolazione del mercato, «ma anche, solo per fare due esempi, la distribuzione della firma digitale», precisa Paolo Grigoletto, responsabile del servizio anagrafe, «o il supporto indispensabile dato agli enti locali in materia di Suap».

«Il paese necessità di riforme», mette in risalto Luigi Curto, presidente della Camera, «ma è il metodo che non condividiamo. «Noi abbiamo aderito subito al percorso di fusione, ma ora la riforma

penalizza gli enti più virtuosi, come la Camera di commercio di Belluno. Una riforma calata dall’alto in modo violento, che svuota di servizi indispensabili l’utenza. Auspichiamo che tutte le imprese “alzino la voce”. Un impegno che mi prendo anche come presidente di Confartigianato Veneto».

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