Quotidiani locali

«Per legge il Friuli dia aiuti al Veneto»

Il senatore Piccoli ha presentato la proposta al premier per ridurre gli squilibri tra aree confinanti, a partire da Sappada

SAPPADA. Fondi dal Friuli-Venezia Giulia ai territori con essa confinanti, vale a dire a 28 Comuni suddivisi tra le province di Belluno, Treviso e Venezia.

La proposta è inserita nel disegno di legge che il senatore bellunese Giovanni Piccoli ha presentato al governo, inviandola anche direttamente al presidente del consiglio Matteo Renzi.

«Una proposta a cui stavo già lavorando», spiega Piccoli, «e per la quale ho avuto un ulteriore “sprone” dopo i recentissimi fatti che hanno riguardato Sappada e la sua volontà di passare in Friuli. Come ben si sa, le particolari forme di autonomia di cui godono le Regioni a statuto speciale generano forti squilibri con le realtà confinanti. E rischiano di provocare, dopo Sappada, un “effetto domino”. In Veneto, in particolare, ben 5 province su 7 confinano con le “speciali”. Guardando poi i dati 2014 della Ragioneria generale dello Stato, a Bolzano la spesa per abitante è stata di 8.864 euro, a Trento 7.638, in Friuli 5.203 e in Veneto solo di 2.741».

Nel caso specifico del Friuli, come si diceva, i comuni veneti confinanti sono 28, di cui 13 della provincia di Belluno (Sappada, Santo Stefano, Vigo, Lorenzago, Domegge, Pieve, Perarolo e Ospitale di Cadore, Longarone, Soverzene, Pieve d’Alpago, Chies e Tambre), 8 di Treviso (Fregona, Sarmede, Cordignano, Gaiarine, Portobuffole, Mansuè, Gorgo al Monticano, Meduna di Livenza) e 7 di Venezia (Annone Veneto, Pramaggiore, Cinto Caomaggiore, Gruaro, Teglio Veneto, Fossalta di Portogruaro, San Michele al Tagliamento).

Il disegno di legge di Piccoli impegna la Regione Friuli, come si legge nel testo, «a concorrere al conseguimento di obiettivi di perequazione e solidarietà, previsti dalla Costituzione, attraverso un contributo annuale volto al finanziamento di azioni e progetti, di durata anche pluriennale, finalizzati allo sviluppo economico e sociale, integrazione, valorizzazione e coesione dei territori degli enti territoriali di area vasta e delle città metropolitane della Regione Veneto, con essa confinanti».

«Per quanto riguarda le cifre, si potrebbe trattare di qualche decina di milioni di euro, tra i 30 e i 40 (più o meno quello che danno le singole Province di Trento e Bolzano per l’ex Brancher, ndr)», aggiunge Piccoli.

«Definiti i contributi, si tratta poi di suddividerli. Per questo il disegno di legge prevede dei criteri (numero, superficie dei comuni confinanti e popolazione residente). E i finanziamenti dovrebbero servire non solo per investimenti - nuove opere, manutenzione straordinaria delle esistenti, sviluppo economico e potenziamento dell’offerta formativa - ma anche per le spese correnti, garantendo la sostenibilità economica dei servizi pubblici locali e di quelli alla persona».

Resta “in ballo” la questione di come integrare questi fondi con altri già previsti (si pensi agli ex Odi- Brancher). Ma anche di come trovare una “sponda” in Friuli per la proposta di Piccoli.

«Per questo invito tutti parlamentari veneti a sposare la proposta, per poi andare uniti davanti al governo e alla Regione Friuli», sottolinea il senatore bellunese, consapevole dei limiti dell’iniziativa.

«Li definisco limiti perché è solo un passaggio transitorio. L’operazione vera è un’altra: la creazione di una macro-regione del Nordest e Triveneto. Parliamo dell’applicazione dell’articolo

132 della Costituzione (che prevede la fusione tra Regioni). La vera partita è l’autonomia del Veneto: le divergenze con le Regioni a statuto speciale sono “anormali” e tutto il Nordest deve diventare “normale”, vale a dire “speciale”».

Martina Reolon

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Trova Cinema

Tutti i cinema »

TrovaRistorante

a Belluno Tutti i ristoranti »
ilmiolibro

Scarica e leggi gli ebook gratis e crea il tuo.