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Siccità, non ci sono Comuni a rischio zero

In provincia si sta per passare dal livello di attenzione a quello di preallarme, pronto uno studio sulle aree più critiche

BELLUNO. Non esistono Comuni bellunesi che possono ritenersi a rischio zero relativamente all’emergenza idrica che dallo scorso dicembre sta interessando la provincia. Lo ha chiarito il vertice tenutosi ieri in prefettura, nel corso del quale il livello di allerta è stato innalzato al grado massimo di “Attenzione”, prossimo a quello di “Preallarme” per il prolungarsi dello stato di siccità.

Pronto al varo (atteso per metà febbraio), intanto, il piano provinciale per l’emergenza idrica, che conterrà anche un’approfondita analisi tecnica sugli indici di rischio Comune per Comune, illustrando gli stati di criticità anche di località e frazioni. Nel vertice che ieri ha visto i vertici della prefettura coordinare il tavolo tecnico alla presenza di funzionari di Regione, Provincia, protezione civile, vigili del fuoco, Bim Gsp e Consiglio di Bacino sono state messe sotto la lente anche le proiezioni sulla capacità di risposta del sistema di approvvigionamento alternativo (autobotti). «Il passaggio più importante del piano provinciale è individuare le aree più a rischio e indicare le procedure da seguire per contrastare l’emergenza», ha spiegato Andrea Celsi, capo di Gabinetto della prefettura. «È di fatto un ampliamento del piano provinciale di Protezione civile e sarà pronto a metà febbraio».

In cima alla “black list” idrica provinciale figurano al momento Cencenighe (soprattutto il centro del paese), Lamon, Sovramonte, Ponte nelle Alpi (in particolare le località Quantin e Col di Cugnan) e Santo Stefano (soprattutto a Casada e Costalissoio), mentre la situazione è al limite a Pieve di Cadore e a Fonzaso. Le autobotti dei vigili del fuoco, dallo scorso dicembre, hanno garantito l’approvvigionamento idrico anche a Livinallongo (Arabba), a Belluno (sul Nevegal, a Faverghera e a Mareschiada) e a Forno di Zoldo. «Relativamente all’acqua potabile, che è ovviamente l’aspetto con il più diretto impatto sulla popolazione», ha aggiunto Celsi, «siamo nel livello di attenzione/preallarme, ma la realtà è che non ci sono zone della provincia sicure al 100 per cento. Molte fonti idriche sono in esaurimento e la capacità del sistema di reazione è già messa sotto stress. La prima risposta

all’emergenza restano le autobotti e al momento nel contrasto dell’emergenza idrica è già impegnata più della metà dei mezzi a disposizione. È un aspetto che non va sottovalutato, perchè in caso di emergenza l’acqua potabile non si può fabbricare, va necessariamente portata dove serve».

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