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Tutte le Dolomiti con gli sci ai piedi senza usare  l’auto

Tutte le Dolomiti con gli sci ai piedi senza usare l’auto

Da Trento a Cortina (e ritorno), un viaggio in tre giorni. Duecento chilometri attraverso 6 ski area. La notte in rifugio

TRENTO. Con il treno, gli skibus, gli impianti di risalita, ma anche trainati da una coppia di cavalli e da una motoslitta: le Dolomiti si possono “esplorare” anche così, con gli sci ai piedi, lasciando a casa l’auto per sperimentare che muoversi con i mezzi pubblici è possibile, anche in montagna. Di più: è facile. Anzi, facilissimo, magari con uno zainetto sulle spalle e una stanza prenotata in uno dei tanti rifugi aperti anche d’inverno, per scoprire la soddisfazione di viaggiare leggeri.

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Da Trento a Trento. Il nostro viaggio inizia e finisce alla stazione ferroviaria di Trento e prevede tre giorni di tempo, ma il percorso è ancora più snello per chi parte da Bolzano. Chi sale a Trento sul treno regionale delle 6 e 30 arriva sulle piste della val Gardena (a Ortisei) alle 8 e 30 del mattino, giusto in tempo per l’apertura degli impianti. Poi c’è solo l’imbarazzo della scelta nell’individuare il proprio percorso nella grande rete di impianti che circondano il Gruppo del Sella e si diramano verso le quattro valli ladine e oltre. Noi abbiamo scelto di sciare attraverso i comprensori di Gardena, Badia, Cortina, Arabba, Fassa e Fiemme per fare ritorno a Trento il terzo giorno.

La prima sera abbiamo visto il sole tramontare dalla terrazza del Rifugio Lagazuoi, nella ski area di Cortina. Con noi c’erano altri sciatori (per lo più stranieri) che hanno scelto questo modo di sciare. All’estero li chiamano (chissà perché) ski safari. Ma ora la passione per gli ski tour si sta diffondendo anche in Italia. Se il “fai da te” turistico vi spaventa potete rivolgervi a a un’agenzia che si chiama Dolomia (e ha base in valle di Fiemme) o alle scuole di sci della valle di Fassa e di Falcade che quest’anno hanno cominciato, oltre alle lezioni, a proporre alcuni grandi itinerari tra le Dolomiti.

Tanti mezzi di trasporto. Si fa presto a dire impianti di risalita: in questo percorso olttre a seggiovie, telecabine e funivie vi capiterà di incontrare scale mobili, una specie di metropolitana (la funicolare sotterranea a Selva di val Gardena), cavalli pronti a trainarvi e tappeti mobili (ci sono sciatori che amano prendersela comoda e inorridiscono di fronte al minimo dislivello).

Per andare da Pozza di Fassa a Predazzo (il giorno della Marcialonga!) abbiamo chiamato un taxi: la corsa vi costerà 10 euro a testa. E abbiamo sciato pure sul lago ghiacciato del Fedaia al traino di una motoslitta per raggiungere il rifugio Castiglioni – Marmolada, sul versante trentino del passo, dove abbiamo trascorso la seconda notte di questo viaggio. L’unico mezzo che non abbiamo mai usato è stata l’auto privata. E non ne abbiamo sentito la mancanza.

Il tour delle Dolomiti, sci a piedi Duecento chilometri sempre sugli sci, 6 ski area attraversate in tre giorni (di Andrea Selva e Luca Petermaier)

Bagaglio leggero. Ci sono ski tour organizzati dove i bagagli viaggiano su un furgone mentre i turisti si divertono sulle piste. Noi abbiamo scommesso che tutto quello di cui c’è bisogno per tre giorni sugli sci trova posto in uno zainetto: scommessa vinta. Ma attenzione: abbiamo sciato con il bel tempo e temperature miti, nel caso di nevicate o temperature molto rigide tutto può diventare più complicato, perché si sta tutto il giorno all’aria aperta. Il punto più alto del nostro ski tour è stato a Punta Rocca, a 3.200 metri, sulla Marmolada: un altro pianeta rispetto a Pozza e a Predazzo, che sono 2 mila metri più in basso. Ma l’abbigliamento moderno vi aiuterà a stare caldi e asciutti.

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Tempi e distanze. Alla fine -tra piste e impianti - abbiamo percorso 200 chilometri. Chi vuole andare di fretta (e ripetere qualche pista) può fare anche più strada. Sciare in questo modo significa tenere sempre una mappa in tasca e un occhio all’orologio. Per non rimanere a piedi l’importante è arrivare puntuali (prima della chiusura) all’ultimo impianto che vi porterà al rifugio. La mattina sarete i primi a scendere lungo le piste appena battute durante la notte. Ma in questo viaggio le due notti trascorse in rifugio sono emozionanti quanto le giornate trascorse sulle piste. Uscite dopo cena e alzate gli occhi: sulla porta del rifugio non ci saranno cinque stelle, ma in cielo ne vedrete cinquemila.

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