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TAIBON

«Manuel era sempre pronto a spendersi per gli altri»

Il ricordo degli amici di Manuel Costa alla notizia della sua scomparsa. «Trascinava amici e compagni di sport con il suo entusiasmo»

TAIBON. «Sempre là davanti, fosse da organizzare la squadra di calcetto o montare le balaustre per il campo del ghiaccio». Da Agordo a Taibon gli amici delle Nuove Leve e del Broomball lo ricordano così, Manuel Costa, il ventenne di Taibon agordino che sabato è deceduto, per i gravi traumi riportati in seguito all'incidente stradale occorsogli ai primi di febbraio lungo la strada della Valle di San Lucano.

La voglia di rimboccarsi le maniche a Manuel  non mancava. Aveva lavorato al Dolomié, al Roxy Bar, da Meto e da un paio di settimane era stato assunto in Luxottica. Quello che più amava era però il “lavoro” sportivo nella comunità. «Tu gli chiedevi una cosa e lui ti dava il cuore – dice Daniel Bogo di Taibon – ci conoscevamo fin da piccoli, poi con la scuola ci eravamo un po’ persi di vista. Qualche anno fa mi aveva però chiesto di entrare nella squadra di calcetto delle Nuove Leve e avevo accettato. Era sempre lui che affittava le palestre, lui che chiamava per fare la squadra, lui che la iscriveva nei vari tornei».«Ci teneva al risultato – dice Matteo Scussel suo compagno nelle Nuove Leve – ma soprattutto teneva al gruppo ed era contento di quello che avevamo costruito assieme».

Manuel Costa era stato ricoverato nell'Unità operativa di Rianimazione dell'ospedale di Belluno per una settimana, dopo l'incidente, sempre incosciente, combattendo tra la vita e la morte. E poi sabato mattina, alle 7.30 il suo cuore ha cessato di battere.

Di campo in campo, da Fodom a Gosaldo, si era fatto apprezzare sia per le doti calcistiche che per quelle sociali e umane. «Ne abbiamo fatte di tutti i colori – dice l’amico di una vita, Davide Costantini – sempre insieme: asilo, elementari, medie, superiori a Feltre e a Belluno. Non beveva, non fumava. Sempre contento. Pensavo ce la facesse».

Quest’inverno si era invece dedicato al broomball nel torneo che aveva visto opposte varie formazioni di Taibon. Lui militava nella “Gang del chiosco”. Ma non c’era solo il gioco. «Era sempre lì quando c’era da montare le baracche o le balaustre al campo del ghiaccio – dicono Daniel e Davide – se si è tornati a fare il ghiaccio è anche merito suo».

«Ci siamo conosciuti otto anni fa – dice l’amico Stefano Renon, ribadendo quanto già aveva scritto durante quest’ultima settimana – l’unica cosa che ci legava era la passione nel rincorrere un pallone. Poi abbiamo cominciato a condividere anche quella per i motori e per le ragazze. In questi otto anni abbiamo trascorso assieme qualsiasi tipo di emozione, dalla preoccupazione per una partita importante, alla felicità di averla vinta, dalla paura di un esame della patente alla disperazione per una ragazza, e tutto questo ci ha fatto crescere insieme. Ora quello che ci lega

è un’amicizia». «Eravamo quasi come fratelli – dice un altro compagno, Simone Colle – si giocava a pallone, si andava in giro, il calcio era elemento per stare in compagnia, per divertirsi. Manuel era un tipo solare, un ragazzo tranquillo che andava d’accordo con tutti. Era una gran persona».

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