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Il cuore di Manuel ha smesso di battere

Il calciatore ventenne di Taibon era rimasto ferito una settimana fa in un incidente lungo la strada della Valle di S. Lucano

TAIBON. I tempi regolamentari di Manuel Costa sono terminati ieri mattina all’ospedale di Belluno, i supplementari li giocherà altrove, nel ricordo dei tanti amici con cui ha appena fatto in tempo ad assaporare la vita.

Il ventenne calciatore di Taibon rimasto vittima di un incidente stradale (assieme a Daniel Bulf, sessanta giorni di prognosi al pronto soccorso di Agordo) nella notte tra sabato 6 e domenica 7 febbraio mentre percorreva la strada della Valle di San Lucano, non ce l’ha fatta.

La speranza di poterlo riabbracciare, nutrita per una settimana dalla mamma Stella Decima, dal papà Vittorio, dal fratello Michael e dai tanti amici, si è fermata alle 7.30 davanti alla realtà.

Dopo quasi sette giorni in rianimazione, durante i quali Manuel erano rimasto intubato senza più riprendere conoscenza, il suo cuore ha detto basta.

La notizia è volata, da un cellulare all’altro, di bocca in bocca, su Facebook. Non solo perché morire a vent’anni non è giusto, ma perché è toccato proprio a Manuel Costa che alla comunità sportiva dell’Agordino aveva già dato tanto e avrebbe dato ancora tanto, con discrezione, ma in prima fila, con serietà, ma con il sorriso, con le sue capacità, ma in collaborazione con gli altri.

Parola importante, quest’ultima, nel breve cammino di Manuel Costa. Gli altri erano i tanti amici delle varie squadre di calcio con cui aveva militato, di quella di broomball, erano gli amanti dei motori. «Ci siamo conosciuti otto anni fa – dice oggi l’amico Stefano Renon, ribadendo quanto già aveva scritto durante quest’ultima settimana – l’unica cosa che ci legava era la passione nel rincorrere un pallone. Poi abbiamo cominciato a condividere anche quella per i motori e per le ragazze. In questi otto anni abbiamo trascorso assieme qualsiasi tipo di emozione, dalla preoccupazione per una partita importante, alla felicità di averla vinta, dalla paura di un esame della patente alla disperazione per una ragazza, e tutto questo ci ha fatto crescere insieme. Ora quello che ci lega è un’amicizia».

«Eravamo quasi come fratelli – dice un altro compagno, Simone Colle – si giocava a pallone, si andava in giro, il calcio era elemento per stare in compagnia, per divertirsi. Manuel era un tipo solare, un ragazzo tranquillo che andava d’accordo con tutti. Era una gran persona».

Manuel e il calcio, in effetti, erano una coppia inseparabile. Aveva giocato nelle giovanili dell’Agordina, d’estate con quella del Le Ville. Poi aveva optato per la prima squadra del Taibon nel Torneo Agordino, quindi, la scorsa estate, si era accasato a Rivamonte insieme a Stefano e Simone.

«Aveva vestito i nostri colori – dice il presidente del Gs Taibon, Antimo Savaris – poi era comunque rimasto nell’ambito delle attività del Gruppo Sportivo. Aveva l’entusiasmo del ragazzo di vent’anni, era sempre disponibile».

«L’ho conosciuto un anno fa quando è venuto a giocare con noi – ricorda Niki Fossen, ex presidente del Rivamonte Calcio – insieme ai suoi amici ci ha dato una grande lezione di impegno e di dedizione. Sempre davanti, sempre pronto a dare una mano.

Ci teneva un sacco ad esserci nelle attività che venivano svolte. In breve mi sono legato a lui. Mi parlava della scuola e, nelle difficoltà che incontrava, mi rivedevo. Veniva spesso a trovarmi, aveva quel bisogno di parlare, di fare quattro chiacchiere con qualcuno».

Gianni Santomaso

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