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I maestri di Misurina portano a spalla la bara di Federico

In tanti (colleghi e amici) a Carbonera dall’intero Bellunese tutti con le giacche delle divise utilizzate sulle piste da sci

CARBONERA. Mamma Nives e papà Mario hanno voluto che davanti al feretro del loro figlio Federico ci fosse una tra le sue foto più belle, immortalato mentre era impegnato in uno slalom gigante.

Una foto che Federico teneva in camera e che ieri era posata ai piedi della sua bara chiara, coperta da una cascata di rose bianche e rosse. Un ricordo indelebile delle tante giornate trascorse in montagna d'inverno, tra successi e divertimento, tra quella neve che giovedì pomeriggio gli ha tolto la vita.

C'erano almeno cinquecento persone ieri pomeriggio in chiesa a Carbonera per l'ultimo abbraccio a Federico Tommasi, il maestro di sci e allenatore di 37 anni che è morto per una caduta sugli sci sulla pista Loita, a Misurina. Tantissimi gli amici che con Federico condividevano la passione per lo sci che sono arrivati dal Bellunese, tra loro i colleghi della scuola di sci "Tre Cime" di Misurina, dove il 37enne insegnava sin dalla sua fondazione nel 2003. Sono stati proprio loro, avvolti nelle giacche a vento azzurre, a portare il feretro di Federico fino ai piedi dell'altare e poi all'uscita.

La stessa giacca a vento azzurra è stata quella che i genitori del maestro di sci hanno voluto che il loro ragazzo indossasse per l'ultimo viaggio. In chiesa, numerosi i rappresentanti delle scuole sci del Bellunese, alcuni arrivati con le giacche della divisa, accogliendo l'invito di mamma Nives e papà Mario. Tra i cuscini di fiori ai piedi dell'altare, anche una composizione realizzata con un paio di sci da bambino, a sottolineare ancora una volta l'amore e la passione di Federico per questa disciplina che aveva iniziato a praticare a sette anni e che lo ha tradito all'ultima discesa di un pomeriggio come tanti, su una pista considerata un campo scuola.

Gli amici della scuola sci "Tre Cime" hanno occupato il primo banco della chiesa, dall'altro lato i genitori e la fidanzata Lucia Conte. Il parroco don Flavio Zecchin ha scelto il Vangelo delle Beatitudini di Matteo.

«Federico aveva affrontato molti rischi nelle competizioni agonistiche negli anni scorsi. Poi ci è stato tolto da un banale incidente mentre lavorava», ha detto il sacerdote nell'omelia, «di fronte a una tragedia inspiegabile e assurda, quasi ci mancano le parole per esprimere solidarietà e consolazione. La morte di Federico è stato un evento piombato su tutti, che si è imposto con la sua violenta ineluttabilità, di fronte a cui non contano niente la nostra perizia o le capacità. Il suo amore per gli altri, la vita all'aperto, la montagna, la neve, le tante amicizie, il carattere dinamico e volitivo, non restino solo un ricordo. Non permettiamo che cinismo, pessimismo o destino inquinino il nostro cuore e chiudano i confini solo a questo mondo:

l'uomo ha bisogno di eternità».

Un applauso alla fine ha scandito i passi dei maestri di sci che portavano il feretro sul sagrato. Poi l'ultimo abbraccio, accompagnato da un vento freddo e pungente che tanto assomigliava a quello che in montagna ti scompiglia i capelli.

Rubina Bon

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