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Più truffe e frodi informatiche nel 2015 cresciute del 20 per cento

Dalle 647 denunce del 2014 si è saliti a 775 casi, 60 i falsi alloggi venduti a Cortina per le vacanze I dati diramati in prefettura dalle forze dell’ordine, presentato il vademecum per difendersi dai raggiri

BELLUNO. Una crescita che preoccupa. Nonostante da ormai due anni tutti gli indicatori sui reati commessi presentino un segno negativo, l’eccezione è rappresentata da truffe e frodi informatiche, che negli ultimi 12 mesi hanno fatto registrare un’impennata, passando dalle 647 denunce del 2014 alle 753 del 2015, alle quali vanno poi aggiunte le 22 denunce per altri reati riconducibili all’informatica: 775 il totale, per un aumento che sfiora il 20 per cento rispetto all’anno precedente. «Un dato in assoluta controtendenza rispetto alle altre categorie di reato», ha posto l’accento il viceprefetto vicario, Carlo De Rogatis, «che ci ha portato a realizzare uno specifico vademecum (intitolato “Cittadini e forze dell’ordine uniti contro le truffe”, ndr), elaborato in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Iniziativa che rientra in una campagna di comunicazione/informazione rivolta alla cittadinanza in generale e agli anziani in particolare, perchè isolando i casi di frode informatica e quelli di truffa classica, quella “porta a porta” per intenderci, i dati dicono che quest’ultima resta quella più diffusa in provincia. Un’attività di prevenzione, ma è lo strumento più efficace di cui disponiamo considerando la complessità e la varietà della casistica di questi tipi di reato. L’opuscolo sarà diffuso in uffici pubblici, enti locali e contiene semplici norme comportamentali da tenersi in casa, in strada, nell’uso di sportelli bancari e postali, come nell’uso dei sistemi informatici. Il vademecum sarà a disposizione dei Comuni e verrà pubblicato in apposita sezione sul sito istituzionale della prefettura (www.prefettura.it/belluno), dove verranno inseriti ulteriori contributi. Mentre l’attività specifica di controllo e indagine delle forze dell’ordine è stata ovviamente intensificata».

Sulla stessa frequenza si è sintonizzato il questore Michele Morelli. «Se c’è un’emergenza, in una provincia che complessivamente non ne presenta, è sicuramente quella delle truffe. Un reato, psicologicamente e non solo, non meno invasivo dei furti, che è già attenzionato, ma che va ancora capito dalla popolazione. Penso soprattutto agli anziani, che sono una categoria chiaramente sensibile. Anche se i dati ci dicono che ogni fascia di età ha, in definitiva, la sua tipologia di truffa, con i giovani che sono per ovvi motivi più soggetti alle frodi informatiche. Nella nostra analisi è emerso anche che non tutte le truffe vengono denunciate: questo è un atteggiamento sbagliato, bisogna denunciare».

Molte truffe o frodi informatiche non vengono infatti denunciate per vergogna o imbarazzo. «A livello informatico sta prendendo piede una tipologia di reato estorsivo, mi riferisco a quello che si registra sulle chat erotiche, al quale segue appunto una richiesta estorsiva, per mantenere il riserbo sull’identità dell’utente: ci sono state otto denunce negli ultimi due mesi», presenta i dati il colonnello Sulpizi, comandante provinciale dei carabinieri. «Un dato significativo, poi, è quello dei falsi alloggi a prezzi stracciati nelle località turistiche, a Cortina come in Cadore: una sessantina le persone che credevano di aver trovato un alloggio per le vacanze a prezzi stracciati, salvo poi scoprire di essere stati truffati: una sessantina i casi registrati nel 2015».

Ma sulla “rete” la tipologia di reato è quantomai varia. «Phishing, clonazioni, furto di dati e di identità, mail con virus che paralizzano i computer. La varietà è notevole, cosa che rende difficile anche l’attività di indagine. Ci sono poi le richieste di dati sensibili,

di pagamento per presunti reati commessi dall’utente durante la navigazione, da versare a presunte forze dell’ordine», ha spiegato il colonnello Milan, comandante provinciale Gdf. «In questi giorni ne sta girando anche una che sembra inviata dalla Guardia di finanza, ovviamente falsa».

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