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QUERO

Ex Form, cresce il numero degli addetti in esubero

Nel vertice a Roma di giovedì la società ha parlato di mandare a casa 220 persone, ma il Mise e i sindacati rigettano il piano. Martedì le assemblee

QUERO. Cresce la preoccupazione per le sorti dell’ex Form di Quero rilevata dalla Cesare Albertini spa. Nell’incontro di giovedì al Ministero dello sviluppo economico, l’azienda (rappresentata da funzionari e non dal titolare) ha presentato un piano industriale che mira a ridimensionare sensibilmente la forza lavoro all’interno dei tre stabilimenti di Quero, Villasanta e Turate.

Dagli attuali complessivi 600 addetti si parla di passare a 380, con un taglio di 220 unità. A fronte di questo, però, secondo quanto riferiscono i sindacati, poco sarebbe l’impegno riservato dall’Albertini spa al rilancio degli stabilimenti.

Di fronte a un ridimensionamento simile, che collide con la promessa della società di non licenziare nessuno, fatta al momento dell’acquisto dell’ex Form, prima il Ministero e poi le parti sociali hanno rigettato il piano, nell’attesa di conoscerne uno nuovo. Da Roma è arrivata la richiesta di incontro già per la prossima settimana. Intanto lunedì lo stabilimento di Quero sarà chiuso per la cassa integrazione straordinaria di tutti i 110 dipendenti e martedì si svolgeranno le assemblee per spiegare la situazione ai lavoratori.

Nel precedente vertice ministeriale, a fine gennaio, il piano industriale della Cesare Albertini spa era già stato rigettato, tanto che dal Mise era venuta la richiesta di una sua revisione per l’altroieri. «Ma se nella prima stesura del progetto si parlava di ridurre il personale a 440, ora questo numero si è ridotto a 380», precisano Paolo Agnolazza della Fim Cisl di Belluno Treviso e Daniele D’Elia della Uilm di Villasanta. «Inoltre il piano degli investimenti prevede circa 3 milioni di euro in tre anni di cui 1,5 milioni sono riservati per gli incentivi agli esodi, mentre i restanti per la formazione e qualcosa per l’innovazione soprattutto dei macchinari, cosa quest’ultima fondamentale per un rilancio dell’attività. Non dimentichiamo», spiega ancora D’Elia, «che la sede di Cormano ha chiuso i battenti e che i 110 dipendenti devono essere ridistribuiti nelle altre tre aziende», «e una trentina di questi dovrebbero arrivare a Quero», sottolinea Agnolazza che precisa come «in seguito al vertice romano di gennaio, una decina di addetti della sede feltrina sono finiti in cassa integrazione a zero ore, mentre mercoledì scorso abbiamo fatto uno sciopero di tre ore per turno nei tre stabilimenti per il

ritardo nel pagamento degli stipendi di gennaio».

La situazione è molto preoccupante anche perché a settembre scadrà la cassa straordinaria, e le soluzioni possibili per risollevare le sorti dell’ex Form implicano o sostegni statali o una nuova partnership.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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