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Il manifatturiero riparte: in provincia l’aumento più elevato

Rispetto al resto del Veneto, la Camera di commercio segnala un incremento del 4.2% della produzione

BELLUNO. Riparte il manifatturiero nel Bellunese. Dopo la flessione registrata nel terzo trimestre 2015, l’indice della produzione industriale bellunese risale, negli ultimi tre mesi del 2015, a +4,2%, risultando ancora una volta il più dinamico del Veneto (media +2,3%). Gli indicatori hanno rivelato un generale miglioramento riflesso anche sui livelli occupazionali.

Sono i risultati resi noti dalla Camera di commercio di Belluno in base all’indagine VenetoCongiuntura (realizzata da Unioncamere del Veneto in collaborazione con Confartigianato su un campione regionale - stratificato per provincia, settore di attività e profilo dimensionale - di 2.252 imprese con almeno 2 addetti). Il dato provinciale è influenzato dall’andamento delle grandi imprese (+5,2%) che, grazie alla loro più complessa e ramificata struttura organizzativa sono in grado di reagire prontamente alle sollecitazioni di un clima economico globale che si presenta tuttora instabile e di difficile interpretazione.

Rispetto al passato si nota, però, un’importante discontinuità: il movimento espansivo è stato generalizzato, investendo significativamente anche realtà aziendali meno articolate (con un incremento della produzione che ha oscillato tra il +2% e il +2,4% a seconda del fattore dimensionale) e in misura tale da risultare il più incidente dell’ultimo biennio. «È pur vero che nelle piccole imprese si parte da livelli di produzione piuttosto bassi, ma questo cambio di marcia, più che trovare origine nel riaccendersi dei consumi interni, sembra sottendere a una ritrovata intesa tra le aziende che hanno adottato nuove strategie di collaborazione», sottolinea la referente camerale, Monica Sandi.

Risultano lusinghiere, anche, le note che giungono dal fatturato che, con un +8,5%, ha superato lo stallo del terzo trimestre (+0,2%) e rinnovato lo slancio della prima parte dell’anno (+5,9% nel primo trimestre e +10,3% nel secondo) grazie a un andamento espansivo sia delle vendite all’estero (+14,1%) che di quelle del mercato domestico (+6,5%). A trascinare lo sviluppo sono state le aziende maggiori, tuttavia, come per l’indicatore della produzione, anche in questo ambito, le imprese medio-piccole hanno manifestato un’inusuale e proficua dinamicità.

Il Bellunese si è dimostrato più vivace della regione non solo per produzione e fatturato, ma anche nell’acquisizione di nuovi ordini. L’indagine ha indicato un considerevole aumento degli ordinativi totali (+5,7%, contro il 2,8% della media veneta) sostenuto in gran parte dalla domanda estera. Secondo gli imprenditori bellunesi intervistati, gli ordini acquisiti garantiranno una produzione media di 43 giorni lavorativi (il Veneto è a 45), contro i 40 stimati il trimestre scorso.

Sul fronte occupazionale si è assistito a un incremento del 3,3% specie per le imprese al di sopra dei 10 addetti. Tuttavia, le previsioni di nuove tensioni sul mercato del lavoro fanno propondere le imprese a ridimensionare la forza lavoro.

A tirare di più è stata la meccanica e l’occhialeria. Continua a

soffrire, invece, il tessile, abbigliamento e calzaturiero. E i timori sulla tenuta futura del quadro politico ed economico nazionale e globale, ha fatto ritornare negativo il grado di fiducia degli imprenditori. Unica roccaforte sembra essere ancora una volta il mercato estero. (p.d.a.)

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