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Valle del Boite verso la fusione a cinque

Primo vertice ufficiale tra i sindaci convocato dall’Unione montana. Due settimane per valutare come muoversi

BORCA. Si ipotizza una fusione a 5 in valle del Boite, ma a decidere saranno i cittadini.

Si è discusso di questo durante il primo incontro ufficiale fra i sindaci convocato da Domenico Belfi, presidente dell’Unione montana della valle del Boite e sindaco di Vodo. All’ordine del giorno il tema della fusione dei Comuni. Adesso partirà una prima fase di indagine e poi tra circa due settimane i primi cittadini di San Vito, Borca, Vodo, Cibiana e Valle di Cadore si riuniranno nuovamente per fare il punto della situazione.

Sembrano sicuramente propensi a fondersi i Comuni di San Vito, Borca e Vodo. Restano alcune incertezze per Cibiana e per Valle. Ora ogni amministrazione comunale farà delle verifiche sul territorio.

«Ci siamo lasciati con l’impegno di attivare un percorso di analisi e di ritrovarci tra circa 15 giorni», spiega Franco De Bon, sindaco di San Vito, «per poi decidere come procedere. Allo studio adesso c’è l’ipotesi di fondere i 5 Comuni che attualmente fanno parte dell’Unione montana della valle del Boite. Per San Vito io chiederò al nostro ragioniere di preparare un’analisi sui costi dell’operazionale con i pro e i contro. I documenti li valuteremo come gruppo di maggioranza e poi come consiglio comunale coinvolgendo anche la minoranza. Per noi la fusione resta un obiettivo».

Anche gli altri Comuni procederanno nel capire vantaggi e svantaggi della fusione e nel sentire le idee dei cittadini. A Valle, ad esempio, il primo cittadino Marianna Hofer ha deciso di convocare nei prossimi giorni i rappresentati delle varie associazioni del paese per verificare se sono favorevoli ad unirsi con la val Boite o se invece preferirebbero unirsi con il centro Cadore.

«L’iter sta partendo», commenta De Bon, «ora comincia la fase più delicata che è quella delle condivisione. Resta da capire se fare una fusione a 5 o a 4 o a 3 Comuni. Io l’unica cosa che ho rimarcato è che dobbiamo muoverci essendo sicuri dell’esito del futuro referendum. È chiaro che una volta che si faranno tutti i passaggi istituzionali e che la Regione darà il via libera per indire il referendum, dalle urne non possiamo avere sorprese. Organizzeremo degli incontri pubblici per informare il più possibile la gente. Ora si tratta di verificare chi è realmente interessato alla fusione», conclude De Bon, «e poi di precedere secondo le normative. Per noi creare un Comune unico è un passo da fare, anzi come avevamo preannunciato in campagna elettorale, avremmo voluto anche essere più avanti con l’iter. Metteremo

la massima attenzione affinché restino dei presidi nei vari territori a tutela dei cittadini. Ma la mole di incombenze che gli uffici devono portare avanti, i tagli ai trasferimenti, ci impongono di unire le forze per continuare a garantire i servizi necessari».

Alessandra Segafreddo

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