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La malattia era fasulla condannato a 15 mesi ex operaio di De Rigo

Un 48enne era accusato di truffa a danni di Inail e azienda Pedinato da un investigatore, era stato licenziato nel 2012

BELLUNO. Tre mesi e mezzo per una distorsione alla caviglia. Troppi. E non solo per l’azienda (che lo aveva licenziato, dopo averlo fatto pedinare da un investigatore privato), ma anche per il giudice, che venerdì lo ha condannato a 15 mesi di reclusione (pena sospesa) e 600 euro di multa.

Oltre alla perdita del lavoro - concordata con l’azienda, previa una transazione economica a conclusione di una causa di lavoro - c’è anche la condanna per truffa per il 48enne Giuseppe Franzese, originario di Napoli ma residente a Belluno, l’ex dipendente della De Rigo Vision di Longarone che nel lugliog 2012 si era procurato una distorsione alla caviglia sinistra sulle scale d’ingresso dell’azienda. La prognosi iniziale era stata di 15 giorni, poi si era dilatata fino a tre mesi e mezzo.

Ma a non vederci chiaro sulla vicenda era stata la procura, ritenendo che Franzese (difeso dall’avvocato Mauro Gasperin) aveva goduto di un ingiusto profitto per 5.456 euro dall’Inail (indennità giornaliera per l’inabilità) e dalla stessa De Rigo per 2.371 euro (versamento dei contributi), raggirando e inducendo in errore i medici simulando l’infortunio. Di qui l’accusa di truffa.

Il giudice Coniglio ha accolto la richiesta del pm Rossi, che ha ricordato nella requisitoria come durante la malattia di tre mesi e mezzo per la distorsione al piede l’imputato non apparisse sempre in condizioni fisiche tali da giustificare un percorso di guarigione così lungo. Lo aveva chiarito, secondo l’accusa, la testimonianza dell'investigatore che seguì il lavoratore e che evidenziò con foto e filmati come l’ex dipendente della De Rigo usasse le stampelle solo quando andava in ospedale, mentre in tutte le altre occasioni camminasse senza l’ausilio di protesi. Presa a riferimento anche la testimonianza del titolare della De Rigo, che spiegò come l’uomo lavorasse all’imballaggio di scatolame: impiego che non richiedeva, quindi, che il dipendente dovesse rimanere in posizione eratta.

La vicenda si era aperta con una “soffiata” all’azienda, che non solo riferiva che il Franzese si muoveva benissimo, ma addirittura ipotizzava che lo stesso, durante la malattia, si dedicasse alla corsa. I vertici aziendali decisero di approfondire e misero sulle tracce dell’operaio un investigatore privato, che accertò come quando andava dai medici il 48enne usava le stampelle e zoppicava, salvo poi muoversi perfettamente subito dopo la visita: quando andava a fare la spesa, portando borse anche pesanti, o giocava con i bambini. Tutto confermato da foto e video. Tanto bastò all’azienda per procedere con il licenziamento.

Durante il procedimento era stato ascoltato come, teste della difesa, il dottor Corrado D’Antimo, ortopedico di Belluno, che aveva spiegato che la

fisioterapia alla quale si era sottoposto l’ormai ex operaio della De Rigo era effettivamente necessaria per rientrare al lavoro e che «il trauma era compatibile con la ripresa della deambulazione». Di diverso avviso il medico ingaggiato dall’azienda: «Deambulava liberamente». (ma.ce.)

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