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il caso

Il Cai contro quad e motoslitte

L’organizzazione si muove a livello regionale dopo le polemiche cadorine

PIEVE DI CADORE. La recente diatriba sollevata a Pieve da amministrazione comunale e polizia locale sull'utilizzo improprio di motoslitte e quad lungo i sentieri di montagna ha scatenato la reazione del Cai Veneto, uscendo così dai ristretti confini comunali. Perché sul tema dei mezzi motorizzati che scorrazzano su piste e sentieri alpini, senza i dovuti permessi, il club alpino italiano attraverso Simone Papuzzi, presidente della commissione interregionale Tam delle sezioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, ha sottolineato come il problema non sia esclusivamente cadorino dove si è registrato solo l'ultimo episodio in ordine di tempo.

«Il Cai è da tempo che solleva il problema evidenziando la grave espansione di questa pratica e di tutte quelle che presuppongono l'utilizzo di mezzi motorizzati. Problemi che non sono presenti solamente nelle montagne cadorine e dolomitiche ma ricordiamo anche i ripetuti episodi in Pasubio, sul Grappa, nell'altopiano di Asiago e sui monti Lessini».

L'analisi del Cai prosegue chiamando in causa anche le istituzioni locali: «Il fenomeno è dilagante e in apparenza fuori controllo», si legge nella nota, «forse perché nonostante l'interessamento di molte associazioni ambientaliste e dell'opinione pubblica anche locale, sono le istituzioni preposte a non poter intensificare i controlli anche in assenza di forze dell'ordine addette a tale servizio». Da qui l'auspicio di riuscire a trovare presto una soluzione al fine di risolvere una problematica annosa e non nuova per le terre alte.

«Il Cai Veneto, composto esclusivamente da gente di montagna, non intende nascondere il timore di vedere le nostre amate Dolomiti, insignite sei anni fa del prestigioso riconoscimento Unesco, trasformate in un enorme luna park. La ricchezza di montagne e valli alpine risiede in un territorio ben gestito in perfetto equilibrio tra natura, gestione consapevole dei beni naturali e culturali, fruizione turistica sostenibile e qualità della vita dei loro abitanti. Per questo motivo auspichiamo che amministrazioni comunali, comunità montane, province e regione che insieme rispondono del territorio vigilino e con opportune ordinanze definiscano i criteri di utilizzo dei mezzi a motore sia d'inverno che d'estate stabilendo divieti e inasprendo le sanzioni». Il Cai Veneto nella nota ricorda inoltre la legge che definisce la viabilità silvo pastorale.

«In Veneto vige la legge 14 del 1992, modificata successivamente negli anni 2010 e 2012 che pone limiti specifici e possibilità sanzionatorie anche se maggiori controlli sarebbero già sufficienti». Per chiudere, il Club alpino Veneto spezza una lancia a favore di coloro che utilizzano determinati mezzi

regolarmente ed avendone pieno diritto «come i regolieri e i proprietari o titolari di attività lavorative e unità abitative», ma al tempo stesso tira le orecchie alle popolazioni locali, «abituati a sollevare i problemi solo quando si ritrovano direttamente coinvolti».

Gianluca De Rosa

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