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FELTRE

Nuovo ricorso al Tar contro l’Altanon

Il comitato, attraverso il Wwf, torna a chiedere l’intervento dei giudici amministrativi. Nel mirino l’ultimo progetto

FELTRE. Il comitato No Altanon ha rilanciato la sua battaglia giudiziaria per cercare di stoppare la costruzione del complesso edilizio di fronte alla stazione ferroviaria.

Dopo l’approvazione da parte del consiglio comunale a fine novembre della variante al Piano degli interventi che ha dato il via libera al progetto e ancora prima che la proprietà (che fa capo a Paterno) abbia ritirato il permesso a costruire, è stato presentato il 20 febbraio l’annunciato ricorso al Tar dal Wwf, che lo ha materialmente sottoscritto (può appellarsi solo un organo riconosciuto, quindi non il comitato).

Ma dietro c’è tutto il fronte del no, nato per bloccare il primo progetto Chipperfield nel 2010 con i suoi palazzi alti 15 metri, che contro quello si era rivolto al Tar e che adesso ha presentato un secondo ricorso contro la nuova e definitiva versione dell’Altanon, che prevede un unico fabbricato di un solo piano da 9.500 metri quadri con un’altezza massima da terra di 5 metri.

«Le criticità già denunciate non possono considerarsi risolte e superate. Oltretutto la scelta di creare un unico blocco di edificio con una pianta pari a una superficie coperta di 9.532 metri quadri pone nuove problematiche ulteriormente lesive di quell’interesse ambientale che l’associazione intende tutelare con questo ricorso».

Ne sono convinti i componenti del comitato No Altanon, che si sono autotassati per pagare il ricorso al Tar. «Qualcosa era rimasto in fondo cassa dalla raccolta fondi che avevamo fatto per il primo ricorso, ma per il secondo abbiamo dovuto anche autofinanziarci un po’. Riteniamo che sia uno sforzo che va fatto per evitare questo intervento», dice Davide De Martini Bonan, uno dei principali antagonisti all’Altanon e anima del comitato.

Comitato che, quando era stato il momento di discutere il progetto in consiglio, aveva presentato diciotto osservazioni, raccolte in un documento unico firmato anche del Wwf, in cui si evidenziano una serie di incongruenze rispetto al Piano di assetto del territorio (Pat). «Il ricorso», spiega, «riprende alcune di quelle osservazioni e segue anche il primo ricorso presentato all’epoca».

In ballo ci sono questioni legate agli interessi ambientali, paesaggistici, idrogeologici e urbanistici. Si sostiene che l’area dell’Altanon viene piegata a un intenso sfruttamento edificatorio, pregiudicando gli interessi ambientali e paesaggistici che il Pat si prefiggeva invece di tutelare e valorizzare. Inoltre, non c’è nessun insediamento di pubblica utilità.

Riemerge anche la questione del cono visivo, ritenendo irrisolto il problema della visibilità della cittadella e della facciata dell’ex seminario vescovile. Carente resta inoltre il tema delle infrastrutture viarie e della dotazione di parcheggi pubblici. C’è poi l’aspetto idrogeologico a causa dell’impermeabilizzazione di un’ampia superficie che svolge una funzione di assorbimento delle piogge.

Sotto un altro profilo, resta infine il nodo, già ampiamente denunciato nel ricorso originario, di determinazione della quota di riferimento urbanistico.

Una considerazione, il comitato la fa anche sul degrado dell’area: «L’abbiamo sollevata in più di un’occasione, invitando l’amministrazione a far presente alla ditta che l’area andava e va tenuta in modo decoroso», sottolinea De Martini Bonan. Che aggiunge: «Visto che ancora non è stato ritirato il permesso a costruire, l’impressione è che forse l’interesse della proprietà stia un po’ venendo meno, vista anche la

crisi. È il rischio che abbiamo sempre espresso di un’opera incompiuta. Restiamo dell’opinione che sia un’opera inutile per la città, che va ripensata».

In questa direzione appunto va il ricorso al Tar: «Riteniamo che ci siano tutti gli elementi a sostegno della nostra posizione».

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