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LAMON

Rifiutò la visita e l’anziana morì: tre anni

Guardia medica condannata anche a cinque anni d’interdizione per rifiuto d’atti d’ufficio, peculato e danneggiamento

ARSIE’. Rifiuta la visita a un’anziana. Tre volte. Alla quarta telefonata della sempre più preoccupata infermiera della casa di riposo di Arsiè, la guardia medica Gerardo Marino si muove, ma quando arriva non può che constatare il decesso di Laura Favero, classe 1933. Il 13 agosto di sei anni fa il dottore aveva sottovalutato il problema e non aveva prescritto la necessaria terapia: solo della tachipirina, anche se i parametri vitali erano via via più allarmanti. Il tribunale di Belluno l’ha condannato a tre anni non solo per rifiuto d’atti d’ufficio (nell’imputazione originaria c’era l’omissione di soccorso), ma anche per peculato (era andato con la macchina dell’Usl 2 alla festa degli Alpini), falso per i turni sul registro, distruzione di atti pubblici (cartelle cliniche) e danneggiamento aggravato di due estintori. I giudici Coniglio, Scolozzi e Cittolin gli hanno dato anche cinque anni d’interdizione dai pubblici uffici e tre dalla professione.

L’imputato, che ieri è arrivato dalla Campania per sottoporsi all’esame, adesso fa l’allevatore a Volturara Irpina. Il pubblico ministero Marcon, che si è tolto tutti i dubbi proprio ascoltando l’esame, aveva chiesto giusto tre anni, mentre il difensore Rossi si era spinto all’assoluzione o al minimo della pena. Ci sono state anche delle brevi repliche, nelle quali l’accusa non ha collegato la morte dell’anziana con la mancata visita. Fino a quel momento avevano testimoniato in diversi, dopo che erano state acquisite le trascrizioni delle telefonate tra l’imputato e l’infermiera: il tono di Marino era tranquillo e pacato, si è detto.

Il sindaco di Lamon, Vania Malacarne, il giorno di Ferragosto era a Le Ei per la festa degli Alpini e aveva visto l’imputato arrivare con la madre a bordo della macchina dell’Usl 2 e trattenersi a pranzo per un’ora e mezza, in un luogo senza adeguata copertura telefonica. Sarà lei a presentare un esposto.

Il direttore della casa di riposo lamonese Giuseppe Sommariva, dopo aver sottolineato le lamentele di alcuni parenti degli ospiti della struttura, ha parlato del 13 agosto, il giorno in cui delle cartelle cliniche vennero rinvenute in un sacco della spazzatura, prima della loro distruzione. Poi è passato al 23 agosto, quando gli estintori erano stati divelti dalle staffe e buttati con violenza per terra.

Il compagno di una dottoressa che lavorava come medico condotto ha raccontato l’episodio degli insulti lanciati dall’imputato contro una donna una sera che era andato a prenderla all’ospedale di Lamon perché spaventata. Poi un’infermiera è stata ancora più precisa: era al primo piano, quando dal terzo ha sentito urla e due tonfi degli estintori

sul pavimento. A quel punto, ha chiuso il reparto e chiamato il primario. Un’altra donna ha ricordato le sue rimostranze a Marino, perché il padre di 85 anni era stato fatto uscire, malgrado una polmonite, infine ha parlato l’infermiera arsedese delle quattro telefonate. La paziente è morta.

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