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SAPPADA

«No alla disgregazione della nostra provincia»

Palazzo Piloni invita il Governo a congelare il voto sul caso Sappada e scatena la protesta dei referendari: «Andate contro la nostra volontà»

BELLUNO. «No alla disgregazione della provincia di Belluno». È la motivazione che ha spinto il consiglio provinciale a chiedere al Governo di “congelare” il voto sul passaggio di Sappada al Friuli, impegnandolo a spendersi per risolvere i problemi che affliggono tutta la montagna bellunese.

Un ordine del giorno che scatena la protesta dei cinquanta sappadini scesi fino a Belluno per sostenere la “voglia di Friuli” di una comunità che si sente emarginata dal resto della provincia: «Quello che avete presentato», urla in aula Alessandro Mauro, del comitato referendario sappadino, «è un ordine del giorno contro Sappada». «Vergogna, siete strumentalizzati dalla politica», aggiungono i conterranei. «Non potete cancellare i nostri sforzi il giorno prima della discussione in Senato. Fuori i nomi di chi non vuole mandarci in Friuli». La più bersagliata, manco a dirlo, è la presidente Larese Filon, che si lascia andare a veri e propri battibecchi con chi non ne vuole sapere di ascoltare in silenzio il “de profundis” del referendum sappadino: «Se non restate in silenzio, esco dall’aula», sottolinea la presidente. «Faccia pure, tanto per quel che serve...», replicano i cittadini di Sappada, sempre più infuriati.

L’invito al governo. «Non è con la fuga di Sappada che si risolvono i problemi della montagna», sottolinea la presidente, presentando l’ordine del giorno che dovrà essere votato: «Il nostro è un invito al governo a “soprassedere a ogni decisione sul passaggio di Sappada, che indebolirebbe ulteriormente l'intero territorio provinciale, incentivando altre richieste di esodo nelle regioni speciali contigue”. Allo stesso tempo, oltre a chiedere l’istituzione degli ex fondi Brancher anche per chi confina con il Friuli, “sollecitiamo parlamentari e consiglieri regionali veneti e tutti i rappresentanti bellunesi a Roma a un impegno determinato e coerente finalizzato a promuovere l’immediata attuazione dell’art. 116 della Costituzione, con il riconoscimento, in tale contesto, di un’autonomia speciale per la provincia di Belluno nell’ambito della Regione del Veneto”».

Il Bard è con Sappada. Il primo consigliere a intervenire è Fulvio Valt del Bard, che presenta la proposta di delibera dal titolo “Sappada sia elemento positivo per l’autonomia delle comunità dolomitiche bellunesi” (bocciato a maggioranza). «È necessario», sottolinea l’esponente del movimento autonomista, leggendo la delibera, «che la richiesta della comunità di Sappada sia accolta e che sia data attuazione al trasferimento in Friuli. Auspichiamo che a questa prima decisione del Parlamento, segua l’approvazione di tutte le altre istanze referendarie presentate a Cortina, Livinallongo, Colle Santa Lucia, Lamon, Sovramonte, Taibon e Voltago e che questa coraggiosa iniziativa dei sappadini», scrosciano gli applausi dal pubblico, «serva finalmente a porre il problema dell’intollerabile iniquità che affligge la montagna bellunese, priva degli strumenti di autogoverno di cui dispongono Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia».

Astenuti e favorevoli. Tre gli astenuti: Silvia Tormen (che riferisce di presunte pressioni da parte di esponenti del Bard per la sua astensione dal voto - «ma non è per questo motivo che ho preso questa decisione») e Leandro Grones - sindaci dei comuni referendari di Taibon e Livinallongo - e Fabio Rufus Bristot («non è una posizione pilatesca, ma riflette il mio stato d’animo di fronte alla possibile disgregazione della mia amata montagna e ai disagi che i bellunesi delle terre alte vivono quotidianamente»). Sei i favorevoli, tutti mossi dallo stesso pensiero: «Evitare la disgregazione della montagna». «Sappada», è il pensiero del vice presidente Robero Padrin, «dovrà essere il chiavistello della nostra autonomia. Bisogna lottare tutti uniti per conquistare ciò che ci è dovuto». Ezio Lise - dopo aver battibeccato con il pubblico e aver definito “strumentale” la delibera presentata da Valt - punta il dito contro la mancanza di politiche a favore della montagna da parte di Stato e Regione e mette in guardia i bellunesi: «Dare il via libera alla fuga di Sappada sarebbe un errore. Così facendo, la nostra provincia rischierebbe di essere cannibalizzata e distrutta». Sulla stessa lunghezza d’onda Serenella Bogana (Alano di Piave): «Non è fuggendo che si risolvono i problemi. O crediamo in questa provincia o rischiamo il fallimento».

La votazioni. La prima a essere votata è la delibera presentata da Fulvio Valt, bocciata con sei voti contrari, uno favorevole e tre astenuti. Promosso, invece, l’ordine del giorno della presidente Larese Filon: sei voti a favore (Larese, Padrin, Svaluto, Deon, Bogana e Lise), tre astensioni (Bristot, Tormen e Grones) e uno contrario (Fulvio Valt del Bard). «È un voto contro Sappada, un voto contro la volontà espressa dalla nostra comunità», urlano i presenti, «l’ennesima presa di giro dopo anni di bugie».

 

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