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caso sappada

Il sindaco: siamo pronti a iniziative clamorose

Piller Hoffer ha convocato per questa sera alle 18 il consiglio comunale «Anche gli altri bellunesi dovrebbero esprimere la loro rabbia e esasperazione»

SAPPADA. Magnifica giornata di sole a Sappada, ma la bufera si legge nei volti e nelle parole dei suoi abitanti. A cominciare dal sindaco Manuel Piller Hoffer che si ostina a ripetere che non vuole pronunciarsi, che desidera evitare ogni polemica, ma che si lascia scappare tutto il disagio della sua gente. Tanto che ha convocato il consiglio comunale, in seduta straordinaria, per oggi alle 18.

Un consiglio straordinario, signor sindaco, per decidere che cosa? C'è delusione e rabbia tra la sua gente.

«Intanto faremo il punto della situazione. E dopo la discussione che sarà molto ampia ed approfondita, presenteremo una delibera che ricostruisce tutta la vicenda e concluderemo con un appello ai politici di decidere, perché Sappada ha diritto quanto meno alla chiarezza. Ha diritto di sapere come affrontare il suo futuro, con chi, e in base a quali opportunità di sviluppo».

Fino ad oggi vi siete arrangiati, considerato che non potete contare sui fondi ex Odi.

«Appunto, la stagione sta andando molto bene, ma per merito di chi? Non certo dei fondi di confine. Noi, come altri, non possiamo contare su questi fondi per farci una nuova telecabina. Altrove è accaduto.».

A Falcade, ad esempio. «Appunto, a Falcade. E non solo. Sappada non è invidiosa. Ma la Provincia e la Regione, che sono così solerti a difendere i confini, sappiano che se la stagione sta andando sufficientemente bene - meglio qui che altrove, dove pure si è assistiti - il merito è dell'autofinanziamento degli operatori economici del territorio che hanno messo del proprio. Ma con gli investimenti che sono ancora necessari, abbiamo bisogno di aiuti esterni».

Con il consiglio comunale di questa sera, dunque, vi fate avanti per chiedere aiuto?

«No. Noi chiediamo ai parlamentari, alle forze politiche, alle stesse istituzioni, di esercitare la loro responsabilità. Abbiamo fatto il referendum, che ha registrato un responso che, dopo 8 anni, non può essere disatteso. Abbiamo letto, anche in questi giorni, esponenti istituzionali e politici che hanno detto di voler rispettare l'esito referendario. Bene, che lo facciano. Anzitutto in Parlamento. Non possono continuare a pronunciarsi in un certo modo e agire in un altro».

Li considerate dei traditori? «Questa definizione la usa lei. Io mi limito ad osservare e a denunciare che dopo 8 anni è troppo comodo dire che si è d'accordo con il voto referendario, ma di fatto lo si rimette in cantina per chissà quando».

Non avete nessuna intenzione di fare un passo indietro o di lato?

«No, nessuna intenzione. Pretendiamo chiarezza: per sapere come meglio gestire il nostro futuro».

Numerosi sappadini hanno protestato in Provincia. Avevano ragione a farlo?

«Beh, il consiglio, convocato in quel modo, in tempi sospetti e con all'ordine del giorno quelle conclusioni, non è stato davvero un passaggio limpido, di rispetto della democrazia partecipativa. Potevo capire l'uscita sui media della presidente Larese Filon che, per il ruolo che ricopre, dovrebbe difendere l'integrità dell'Istituto, ma la successiva azione lascia a desiderare».

Deluso per il comportamento dei suoi colleghi sindaci che fanno parte del consiglio provinciale?

«Faccia lei... Perché mi vuol far polemizzare?».

Di quanta pazienza siete ancora capaci? «No, non abbiamo più tempo di aspettare».

Dopo aver rilasciato l’intervista, il sindaco si ricrede sulla ‘prudenza’ e attacca con una nota. «Evidentemente il passaggio da una Regione “ordinaria” ad una Regione “speciale” fa paura al Governo e, più ancora, al PD bellunese e all’on. Bressa, decisamente incapaci di fornire una risposta al problema che non sia l’inutile approvazione di un OdG da parte di un Consiglio provinciale di nominati».

Ne ha anche per altri. «Tanta inadeguatezza (dell’on. De Menech) o calcolato sabotaggio (dell’on. Bressa), hanno determinato la rabbia dei cittadini, ormai pronti ad iniziative clamorose pur di raggiungere un risultato.

E, si badi, oggi sono i sappadini ad essere esasperati, ma un minimo di riflessione dovrebbe indurre gran parte dei bellunesi ad urlare la loro ira verso questi politici che non solo non forniscono risposte, ma si prodigano addirittura per boicottare il lavoro altrui».

Francesco Dal Mas

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